La feconda crisi dell’insuccesso

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12 agosto 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,14-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo14 si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. 16L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 17E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». 18Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
19Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 20Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: «Spòstati da qui a là», ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». 


I vangeli sono anche, a più riprese, racconti di crisi. Raccontano la corsa della buona notizia del vangelo che, per la sua sconvolgente irruzione nel quotidiano della storia attraverso la vita dell’uomo-Dio Gesù Cristo, mette in crisi il quotidiano delle vite. Anzi, potremmo addirittura dire che vangelo e crisi vanno sempre insieme: la dinamica del vangelo è sempre dinamica di crisi, ovvero di momenti in cui il seme del Regno misteriosamente piantato nel cuore di un uomo o di una donna fa screpolare la terra in cui è piantato, aprendola a una nuova fecondità.

Uno di questi momenti di crisi è quello descritto in questa pagina del Vangelo di Matteo: è la particolare crisi dell’insuccesso. Crisi palese, che si consuma sulla scena di un episodio in cui l’impotenza non è celata ma anzi, quasi con indelicata crudezza, è da un altro messa di fronte ai discepoli stessi e a Gesù: “I tuoi discepoli … non sono riusciti” (v. 16). Una crisi palese che rende palese qualcosa di profondo: per tutti, dunque, occasione benedetta.

Occasione benedetta, innanzitutto, per Gesù, che qui percepiamo in un moto di stizza emotivamente molto forte, quasi violento, che dice quanto stesse a cuore la questione: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?” (v. 17). Il Pastore che ha chiamato i discepoli e che continuamente raduna le sue pecore attorno a sé, ora sembra disdegnarli, sembra voler prendere una distanza da loro, non riconoscendoli nell’“ideale del discepolo”, il discepolo di successo. Parole, queste di Gesù, che sembrano comunicare: “Il discepolo come è voluto da me (e dunque da Dio): impossibile!”. Sì, crisi anche per Gesù: i discepoli non sono all’altezza della sua chiamata. Eppure, poco dopo – rientrato in sé e ritrovato il pensiero di Dio anche sulla vera identità del discepoli – pronuncerà parole di rinnovata fiducia in loro: “Nulla vi sarà impossibile” (v. 20). Ovvero: “Il mio ideale di discepolo è condizionato: sta nelle vostre mani!”.

Occasione benedetta, poi, per i discepoli. Crisi che è tutta in quel “perché”: “Perché noi non siamo riusciti?” (v. 19), sottinteso: “Se tu ce l’hai fatta?”. Avrebbe dell’arrogante, questa domanda, se non ricordassimo che al momento della loro missione, Gesù aveva dato ai discepoli “il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e per guarire ogni malattia e ogni infermità” (Mt 10,1). Per i discepoli è l’occasione di ricomprendere più in profondità che quel “potere” è strettamente legato, vincolato alla loro fede. I discepoli sono rimandati senza mezzi termini alla loro “poca fede” (v. 20), che per alcune testimonianze manoscritte è addirittura “nessuna fede”, ovvero “incredulità” (v. 20 Vulg.)! 

Occasione benedetta, quindi, per tutti noi. Nei momenti di crisi, anche noi, come Gesù e come i discepoli, rientriamo dunque in noi stessi, nel silenzio del cuore, dove Dio potrà sussurrarci ancora una volta: “Vivi con fede la feconda crisi dell’insuccesso e, con la stessa fede, vivi la missione di liberazione che, attraverso e in Gesù, ti è affidata!”.

fratel Matteo