Un aiuto a crescere nel bene

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17 agosto 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20 (Lezionario di Bose)

In quei giorni Gesù disse ai suoi discepoli :" 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Gesù oggi ci dona una pedagogia per correggere il fratello che sbaglia.

Ci sono tre tappe: prima la correzione personale a tu per tu: “ammoniscilo fra te e lui solo” (v. 15). Se così non ascolta prova ancora con due o tre persone, sempre nella discrezione e come ultima possibilità dillo all’assemblea, alla comunità. Di fronte all’errore, al peccato dell’altro il Signore ci insegna delicatezza, pazienza: non basta un solo tentativo, bisogna dare tempo all’altro di capire. Alla fine però ci vuole anche la determinazione del non lasciare l’altro nel peccato non riconosciuto e non assunto come colpa fino ad arrivare a dire “sia per te come un pagano e un pubblicano” (v. 17), quindi non più un fratello.

È duro vedere il fratello, la sorella perseverare nella propria testardaggine di non vedere il male commesso, nel perseverare nella sicurezza di sé che non ci fa ascoltare l’altro mentre ci corregge e ci chiede conto del nostro agire e di cambiare. Dimentichiamo e non abbiamo presente la fatica che l’altro fa nel correggerci, nell’ammonirci e non teniamo presente che la correzione viene dall’amore, dal cuore e dal desiderio di bene verso di noi.

“Avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama” (Eb 12,5).

Com’è difficile essere liberi e distaccati per poter vedere con lucidità e oggettività il nostro agire che a volte fa male all’altro, lo ferisce, gli toglie vita, spazio, ci illudiamo di fare sempre e solo il bene. L’errore fa parte del nostro vivere e chi ce lo fa notare è un aiuto a crescere nel bene e non un ostacolo, un nemico. Il Signore ci doni l’umiltà di riconoscere i nostri errori, i nostri peccati e di ascoltare chi ci corregge.

Gli ultimi due versetti sono una promessa per noi: “Se due o tre si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio ve la concederà” (v. 19). Gesù non chiede che le folle si accordino, ma due o tre … è come se sapesse la nostra fatica a metterci d’accordo, ad avere lo stesso desiderio e la stessa speranza di bene che già due o tre sono sufficienti. La vita ci mostra che le nostre relazioni più difficili, dove viviamo incomprensioni, tensioni, sono spesso anche quelle più vicine, più quotidiane. Com’è facile andare d’accordo e aiutare chi è lontano, chi vediamo ogni tanto. È con chi viviamo ogni giorno nel nostro quotidiano, di cui sappiamo limiti e fragilità, dove ci scopriamo anche più impotenti, più perdenti, e più feriti. Questa è la sfida, l’enigma, la fatica che la realtà ci presenta, allora teniamo sempre presente che dove sono due o tre riuniti nel suo nome, il Signore è in mezzo a loro (v. 20), in mezzo a noi. Questa sia la consolazione, il balsamo, la speranza e la forza che ci porta a custodire, benedire le nostre relazioni più prossime sapendone guardare anche i doni, le bellezze e non solo le negatività e mancanze.

sorella Roberta