Entrare nella vita

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22 agosto 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,16-22 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 16un tale si avvicinò e disse a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.


Dopo l'allontanamento mancato dei bambini da Gesù (Mt 19,13-15) nel brano proposto oggi alla nostra meditazione leggiamo un avvicinamento mancato. L'intervento di Gesù fa fallire l'allontanamento dei bambini e qui fa fallire l’avvicinarsi a lui di un tale desideroso di vita eterna. Ma cos’è che fa fallire quest’incontro? Le premesse sembravano buone!

Un tale di cui inizialmente sappiamo ben poco si avvicina a Gesù. Di questo personaggio non sappiamo nemmeno il nome! Che non sia detto perché anche in noi abitano le sue stesse problematicità? Costui interroga Gesù. La sua domanda è sincera e lodevole, ma ha in sé alcune criticità. Voler fare qualcosa di buono per avere la vita eterna presuppone una mentalità che spesso abita anche noi: la vita eterna si ottiene facendo qualcosa di buono. Dunque, occorre cercare un maestro che ci insegni cosa sia questo “buono” da fare. Ma è proprio vero?

Gesù in un primo tempo rimanda ai comandamenti, ma è significativo che non parli più di vita eterna, ma di “entrare nella vita”. Il concetto di vita eterna resta facilmente un qualcosa che ci è distante e ci si comincia a pensare di solito con l’avanzare degli anni. L’entrare nella vita pare più concreto. Noi tutti abbiamo infatti un desiderio di vita, di vita piena, di vita sensata, di vita bella già nell’oggi e qui. E questo desiderio ci appartiene fin dalla giovinezza. Comunque, l’osservanza dei comandamenti sembra essere la cosa buona da fare per entrare nella vita. 

La risposta di questo tale mostra il suo slancio giovanile: “che cosa mi manca?”, ma forse anche la sua presunzione: “tutte queste cose le ho osservate”. Chi, infatti, può dire di aver osservato tutti i comandamenti elencati? Gesù allora gli propone la perfezione: l’abbandono di ciò che possiede. Ma attenzione questo abbandono non è finalizzato al diventare poverissimo, ma a una ricchezza, che seppur nei cieli, sempre ricchezza è. Ma in cosa consista questa ricchezza ci sembra sfuggire in quanto collocata in un luogo inaccessibile. La risposta di Gesù continua con quel “vieni e seguimi” in cui possiamo vedere in cosa consista questa ricchezza.

La ricchezza consiste nel comprendere che le cose buone da fare non sono ciò che ci meritano la vita eterna, ma devono esserne la conseguenza. L’entrare nella vita che Gesù ci propone si realizza grazie alla salvezza che Lui, il Signore, è venuto a portarci. Non sono le cose buone da noi compiute a darci la salvezza. 

 Per accedere a questa salvezza occorre privarsi dei presunti possessi delle nostre capacità per rendersi conto che le nostre povertà sono il luogo in cui il Signore può venire a salvarci per farci entrare nella vita.

Sperimentare che l’entrare nella vita è il buono donato gratuitamente, per amore e nonostante le nostre incapacità è ciò che deve spingerci alla ricerca del fare il bene. Il fare il bene ha come “premio”, se così possiamo dire, l’accrescimento del bene, e trova la sua forza nel bene per eccellenza che il Signore è venuto a portarci: il bene della salvezza dalle nostre fragilità. Se non capiamo questo potremo solo andarcene tristi. 

Per avvicinarsi al Signore occorre coscienza dei propri limiti perché è l’accoglienza di questi che dà accesso alla gioia della vita.

fratel Dario di Cellole