“Nuovo inizio della storia”

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8 settembre 2022

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,1-16 (Lezionario di Bose)

1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. 12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.


C’è un inizio, un’origine, una genesi in ogni cosa. Una scintilla, un seme, una prima goccia, i primi passi, il primo bacio. Il vangelo di oggi ci riporta a quel puro inizio, a quel dirompente cominciamento che viene dall’alto e ha per nome Gesù, chiamato Cristo, uomo nato da donna, figlio del popolo di Israele, messia atteso, presenza amorevole del Dio con noi. Un inizio che penetra la storia umana, ne assume le tensioni, le contraddizioni, le lacerazioni, affonda le radici in una comunità che ha Abramo per capostipite e David come re, porta il peso e la gloria dei suoi predecessori, ingloba gesta e ancor più misfatti, errori e orrori, delitti e ingiustizie, soprusi e inganni (cf. Sal 55,12).

Ogni nome rappresenta un volto, una comunità, un popolo: uomini e donne che vivono un segmento limitatissimo di tempo e di spazio. Molti illustri sconosciuti, pochi giusti, alcuni scellerati e violenti, criminali e adulteri, non peggiori di noi. Uomini e donne che hanno scelto però di generare, di offrire all’umanità un germe di futuro e di speranza. “Generare” è verbo reiterato fino alla noia, compare come un mantra per trentanove volte fino a scomparire con l’arrivo di Gesù Cristo, la pienezza dei tempi, il “nuovo inizio della storia” come amava dire Karl Barth, il “sì” di Dio a tutte le sue promesse fondate nelle profezie del Primo Testamento.

Il nome di Maria, di cui oggi celebriamo la natività, è appena sussurrato, senza orpelli né litanie infinite. Maria occupa un posto molto discreto e perciò importantissimo. Lei è la sposa di un uomo umile di Nazaret, Giuseppe. Ma è evidente la novità, la rottura: si interrompe la generazione da uomo a uomo. Dio sceglie la fragilità di una donna come sua dimora. Ci basta questo per contemplare in lei le meraviglie del Signore. Maria completa la lista di altre quattro donne menzionate nel testo che rompono lo schema ripetitivo delle generazioni e gettano novità inaudite nella storia di Israele. Quattro nascite infatti avvengono al di fuori delle norme, in circostanze losche, incredibili, paradossali: due figli nascono dalle straniere Raab e Rut, un figlio da Tamar, nuora di Giuda, che si travestì da prostituta per offrirsi al suocero, e un figlio da Betsabea, che fu la sposa di Uria prima di diventare quella del re David, che commette un adulterio e un assassinio. 

Nel Vangelo secondo Matteo Maria non parla ma ascolta la Parola del Signore, è semplicemente custode della Parola. È una sobrietà che ci sgomenta. Noi oggi attribuiamo a Maria parole su parole, messaggi precisi e discorsi puntuali. L’evangelista Matteo invera in lei un altro linguaggio, quello del silenzio adorante, fattivo, operante. Noi abbiamo fatto di Maria una dea, al di fuori e al di sopra dell’umanità. I vangeli ci consegnano una donna feriale, fedele al disegno d’amore di Dio, prima discepola del Figlio, intenta a leggere la Scrittura, come la rappresenta magnificamente il Beato Angelico con il dito che la Vergine fa scivolare fra le pagine bibliche, senza proferire parole.

fratel Giandomenico