La sete di Gesù sulla croce

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14 settembre 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,17-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 17Gesù portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice:

Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

E i soldati fecero così.

 25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.


Celebriamo oggi la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, una festa molto antica che risale agli inizi del IV secolo, quando a Gerusalemme fu rinvenuta la reliquia della croce e in quel luogo fu costruita la chiesa del Santo Sepolcro. Il termine “esaltazione” (in gr. hypsosis, più letteralmente “innalzamento”) si ispira direttamente al Quarto vangelo, che più volte nel corso della narrazione pone in bocca a Gesù questa stessa espressione per alludere alla sua morte in croce, e questo ci riporta al cuore del paradosso cristiano, che vede coincidere il momento della gloria con quello del sacrificio di sé

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Gv 3,14); “Quando avrete innalzato il figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono” (Gv 8,28); “E io quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Queste profezie poste in bocca a Gesù trovano compimento nella nostra pagina. 

Qui trovano compimento anche tutte le dimensioni che danno consistenza alla vita umana di Gesù: Gesù compie pienamente le Scritture, compie la sua missione e l’opera che il Padre gli ha affidato, porta a compimento la sua obbedienza e insieme la sua libertà; porta a compimento il suo amore conducendolo “fino alla fine”, come già era stato annunciato all’inizio del libro dell’ora. Infine Gesù compie tutto il desiderio che è la molla del suo agire umano e filiale, la sua sete profonda.

Nel ricco contenuto rivelativo che emerge dalla nostra pagina vorrei focalizzare proprio questo elemento della sete. Di che sete si tratta? C’è senz’altro il livello concretissimo della sete di un morente giunto ormai allo stremo delle forze. In questo senso immediato la intendono gli astanti che svolgono il ruolo di inconsapevoli realizzatori della Scrittura. Si realizza infatti il Sal 69,22, che dice: “Nella mia sete mi hanno fatto bere l’aceto”. 

Ma come sempre in Giovanni il testo si muove su vari livelli, quello superficiale e quello profondo. C’è un livello più profondo implicato in quella sete. È la sete di bere il calice donatogli dal Padre; è la sete di compiere pienamente la sua volontà (“mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato”, Gv 4,34), e questo significa per Gesù diventare acqua viva effondendo lo Spirito sui credenti, come egli stesso aveva annunciato nell’ultimo giorno della festa delle Capanne: “Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38-39). 

Sulla croce, il desiderio di Gesù di dissetare gli assetati diventa ormai la sua sete. Egli diventa, nella sua umanità concreta, ciò dal cui desiderio è consumato. Il suo bisogno di acqua, la sua sete patita nella carne, è l’espressione vitale e fisica del desiderio che lo divora nelle più intime falde della sua persona, che anima tutta la sua missione di Figlio e di rivelatore del Padre: offrire l’acqua viva che disseta. È quel desiderio che Gesù in un passo di Luca esprime con l’immagine del fuoco, apparentemente opposta a quella dell’acqua e della sete: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). 

Con la sua sete Gesù porta a compimento tutta l’opera del Padre affidatagli e profetizzata nelle Scritture, ma allo stesso tempo esprime il desiderio che l’opera sia continuata da un altro, lo Spirito santo. Dice: “Tutto è compiuto”, ma tutto sarà ancora da compiere, nel suo Spirito, che ora egli consegna agli uomini, Spirito che è proprio quell’acqua viva che sazia la fede degli uomini conducendoli a condividere la sete del Figlio, acqua che però resta consegnata alla loro libertà. 

La sete di Gesù morente assume così una dimensione rivelativa oltre che salvifica. Rivela l’anelito profondo che c’è in ogni uomo vivente creato a immagine e somiglianza di Dio. Si potrebbe dire, facendo eco a un adagio dei padri della chiesa, che Gesù è venuto a condividere la nostra sete perché noi, nello Spirito da lui effuso, arriviamo a condividere la sua.

E mentre guardiamo verso la croce del Signore, verso quel corpo innalzato nella sua povera nudità, si tratta di acconsentire alla trasformazione del nostro proprio sguardo sulla vita, sul mondo, per arrivare a condividere lo sguardo del Signore stesso, il seme che cade in terra e dà molto frutto (cf. Gv 12,24-26)

un fratello di Bose