Stare al gioco del tempo

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16 gennaio 2023

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 2,18-22 (Lezionario di Bose)  

In quel tempo18 i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».


Si dice talvolta che Gesù fu un rivoluzionario che infrangeva la legge, perché non praticava i digiuni previsti dalla legge né osservava certe prescrizioni, come ad esempio il sabato o le regole di purità. È leggere male ciò che dicono gli evangeli. Fermandoci sulla sola questione del digiuno occorre rilevare che la legge non prescrive dei giorni fissi di digiuno; la regolamentazione dei digiuni (cf. Lc 18,12: “Io digiuno due volte alla settimana!”) è “tradizione umana”, non cattiva in sé, certo, ma perlomeno soggetta a interpretazione. Saranno poi i cristiani, non Gesù, a proporre molto presto due giorni di digiuno, fissati espressamente in giorni diversi di quelli degli ebrei: il mercoledì e il venerdì, anziché il lunedì e il giovedì (cf. Didachè 8,1). 

Nel brano odierno, Gesù, è vero, non digiuna, diversamente dai farisei e dai discepoli di Giovanni, ma non si oppone al digiuno! Dice solo che c’è un tempo per ogni cosa: un tempo per digiunare e un tempo per rallegrarsi, lo diceva già Qohelet anche se con altre parole: “C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare …” (Qo 3,4). 

Quando dunque Gesù sta con i suoi discepoli, quando sta in mezzo a noi, non c’è ragione di digiunare. Oh, se i cristiani sapessero essere un po’ più gioiosi quando vivono in presenza del loro Signore! Non avvenga che al vedere il volto dei cristiani e della chiesa si abbia solo voglia di scappare! Me lo dicevano già nella mia infanzia: “Un cristiano triste è un triste cristiano!”

Tornando al testo odierno, i contraddittori sembrano utilizzare l’atteggiamento di Gesù solo come un pretesto per opporsi a lui. L’opposizione precede il pretesto, sicché quale che sia l’atteggiamento di Gesù, esso diventa causa di polemica. Infatti, altrove negli evangeli, Gesù traccia il ritratto della sua generazione, della quale potremmo anche far parte: “A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: ‘Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!’” (Mt 11,16-17). Vale a dire: anche se Gesù e i discepoli avessero digiunato, sarebbero stati contestati, perché nel gioco dei bambini c’è, da una parte, quelli che stanno con Giovanni e con Gesù e che, a seconda dei tempi, cantano un lamento o suonano una gioiosa serenata, e, dall’altra, “questa generazione” che, in ambedue i casi, non sta al gioco.

Ecco il problema: stare al gioco; ovvero: vivere coerentemente il tempo presente, piangere con chi piange e rallegrarsi con chi è nella gioia, o, per dirla con una parola sola, esercitare la compassione, il “patire con” – dove “patire” non significa solo soffrire, ma vivere con tutto l’essere ciò che l’altro sperimenta –.

Così si potrà conservare il vino vecchio (che è anche buono) nelle sue otre e si verserà il vino nuovo in otre nuove. Infatti, non ci si rallegra in una liturgia funebre, né si digiuna in una festa nuziale!

fratel Daniel


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