Parole di carne

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26 gennaio 2023

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,21-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 21 «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
24Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».


Ci sono detti di Gesù capaci di lasciarsi permeare da tante sfumature di senso quanti sono i contesti in cui gli evangelisti si sono divertiti ad inserirli. È il caso delle parole di oggi: incastonate tra due parabole che raccontano la vicenda di un seme – il seme della Parola, il piccolo chicco del Regno – assumono la potenza dirompente di un aratro. Il vomere sono i comandi, di una chiarezza che non lascia scampo: “Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”, “Fate attenzione a quello che ascoltate!”; il versoio sono sentenze di raro ermetismo: “Non c’è nulla di nascosto se non per essere svelato”, “A chi non ha sarà tolto anche quello che ha”… È proprio l’incisività di questo contrasto tra ordini inappellabili e oscure sentenze a fendere la terra ostinata del nostro quieto vivere.

Allora, “se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”. Vi sono stati dati due orecchi, gli orecchi servono per ascoltare: dunque, ascoltate! Tutto qui, nulla di più. È tanto naturale quanto per la terra accogliere un seme e farlo germogliare. Questo ci chiede Gesù: semplicemente di fare ciò per cui siamo fatti. Perché allora spesso ci risulta così difficile ascoltare?

Forse talvolta più che l’ascoltare sono le parole udite a essere difficili. Sì, ci sono parole dure, enigmatiche, il cui senso ci sfugge. Ci sono parole a cui istintivamente sbattiamo la porta in faccia. E questo tanto nel libro delle Scritture, quanto nel libro dell’esistenza: le parole urlate di un litigio insolubile tra fratelli, le parole prigioniere di una donna depressa, magari anche le parole che lo Spirito cela tra le ultime lacrime di un ghiacciaio… Sì, ci sono cose nascoste che preferiamo ignorare. Eppure, “chi ha orecchi, ascolti!”, ci ingiunge la Parola fatta carne, la lampada ai nostri passi che si è lasciata innalzare sulla croce - unico candelabro che abbiamo saputo offrirle - ci dice: “Ascolta!”. Chiudi la bocca se vuoi, ma non gli orecchi. Ascolta con tanta più attenzione proprio quelle parole nascoste, perché ti manifestino la loro luce, a suo tempo. Ascolta, e lascia il tempo a quelle parole segrete di venire illuminate dalla parola della croce, che è per noi parola di vita.

“Fate attenzione a quello che ascoltate!”. Se ci sono parole che ci rifiutiamo di ascoltare, ce ne sono altre che banalmente non ci curiamo di sentire. Ma “con la misura con la quale misurate sarà misurato anche a voi”, ammonisce Gesù: il nostro valore dipende dal peso che diamo alle parole che ci sembrano più irrilevanti. “Guardate ciò che ascoltate”, dice alla lettera il Vangelo: siate cioè come i profeti che vedono la Parola, la contemplano mentre prende forma sotto i loro occhi. Anche noi siamo chiamati a guardare attentamente la Parola, tanto più quando ci raggiunge da detti che ci sembrano già noti o quando assume la carne insignificante degli scarti della nostra società. “Fate attenzione a ciò che ascoltate”, prendetevi cura di queste parole fragili, accoglietele come un granello di senape: credete, vi darà molto di più.

fratel GianMarco


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