Presenza che illumina la notte

Foto di Ruben Gutierrez su Unsplash
Foto di Ruben Gutierrez su Unsplash

14 aprile 2023

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,1-14 (Lezionario di Bose)

1 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mare di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera.
2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3 Simon Pietro disse loro: «Vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù. 5 Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?» Gli risposero: «No». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci.
9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete preso ora». 11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e, benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12 Gesù disse loro: «Venite a fare colazione». E nessuno dei discepoli osava chiedergli: «Chi sei?» Sapendo che era il Signore. 13 Gesù venne, prese il pane e lo diede loro; e così anche il pesce.
14 Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.


È la “luce della Pasqua” che illumina il luogo, i gesti, le parole di questo racconto che è manifestazione di un tratto del volto del Signore Gesù, ai discepoli di allora e a noi stessi.

Una luce che inizia nella notte, la notte di pesca di Pietro e gli altri discepoli che sono tornati alla loro casa, al loro lavoro. Escono in mare, sulla barca, ma non raccolgono nulla. La loro vita, dopo l’intenso tempo vissuto con il loro maestro, è come vuota. 

Capita anche a noi, dopo un’esperienza forte e densa, che la normalità perda sapore, perda valore, perda senso. Si rifanno i gesti soliti, il solito quotidiano, ma poi nonostante il darsi da fare e l’attività, si constata che azioni e parole sono vane. Soprattutto quando si perde qualcuno a cui si è voluto bene, con cui si è stati, con cui si è fatto un cammino. La sua assenza è come la mancanza di una vena nel nostro corpo, con tutte le sue ramificazioni simili alle radici, e questo riduce la nostra vitalità e forza, nel presente e nel futuro. Così deve essere stato per i discepoli. Si ritrovano lì dove tutto era cominciato, dove avevano incontrato Gesù, ma sperimentano che è notte e che tra le mani non resta loro nulla.

Ma il nulla della notte non è il tutto, non è la fine. Il racconto continua e ci propone una via di uscita, un possibile cambiamento. La notte a un certo punto finisce, arriva l’alba e alla prima luce del mattino lo sguardo dei discepoli che si rialza dal mare e dalla barca coglie qualcuno che aspetta, là, sulla riva, come sulla soglia di un altro mondo. Una presenza sconosciuta che chiede del cibo a chi non ha nulla e che invita a ripetere il gesto della pesca. Da quanto aspetta? 

I discepoli obbediscono e la rete questa volta è piena, la pesca straordinaria. I loro occhi iniziano a capire, la gioia si fa strada tanto che qualcuno va “di corsa” verso colui che li aspetta. E avvicinandosi alla spiaggia scoprono che del cibo è già là, pronto, sulla brace, pane e pesci, come il cibo moltiplicato visto da loro stessi sullo stesso mare, tempo addietro, sufficiente per saziare cinquemila uomini. Il Signore chiede di portare quello che hanno e condividono il cibo. Sanno chi è ma un nodo in gola impedisce di esprimerlo. L’incontro si consuma nel silenzio, nella comunione del cibo di uno e dell’altro, che sono scambiati e nutrono tutti. Ecco che il cambiamento nasce… 

Da uno sguardo diverso, che si alza dal nostro buio, dal nostro mare improduttivo, ed è capace di scorgere colui che è là ad aspettarci, sempre, e che ci guarda, ci custodisce e rivela il suo amore paterno chiamandoci “figlioli”.

Dall’ascolto e dalla fiducia a una parola “gettate le reti e troverete” che scombina i nostri schemi ma che porta frutto più del centuplo.

Dal farsi vicini al Signore con quello che abbiamo… “i nostri pesci”. Il suo desiderio di incontrarci è già pronto, aspetta solo noi e allora la relazione con lui diventa nutrimento che ci ridà vitalità, forza, energia.

Dallo sguardo, dall’ascolto, dal cammino verso il Signore sorge allora quella gioia intima e silenziosa che è capace di rinnovare la nostra vita e vincere le nostra notte.

fratel Marco


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