Dialogo a tu per tu

Foto di David Vives su Unsplash
Foto di David Vives su Unsplash

19 aprile 2023

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,1-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1 Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» - 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».


Ascoltiamo ancora una volta nel quarto vangelo il racconto dell’incontro tra Gesù e la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe a Sicar. Il racconto è estremamente simbolico tanto da costituire una tappa nel cammino dei catecumeni che, nel tempo quaresimale, si preparavano al battesimo.

Gesù è la sorgente d’acqua alla quale possiamo e dobbiamo attingere quando la sete di vita e di senso inaridisce le nostre esistenze. Egli non si limita a incontrarci per donarci la verità, ma ci conduce in un cammino che ci aiuta a riconoscere la sete che ci abita, la mancanza che ferisce le nostre vite di uomini e donne in cerca di amore, di relazioni autentiche, di una verità liberante.

Nella relazione con il Signore Gesù, durante il dialogo presso il pozzo di Giacobbe, la donna samaritana è condotta alla propria verità, una verità in cui la dimensione della fede e dell’attesa del Messia, del culto a Dio trova unità con l’esistenza molto concreta della donna, un’esistenza ferita e incapace di trovare compimento. La donna ha avuto cinque mariti e quello con cui vive non è suo marito.

Non si tratta di discutere sull’indissolubilità del matrimonio, o sulla poligamia, ma occorre interrogarsi sul perché questa donna non possa trovare fiducia nell’amore tanto da potergli dare consistenza e perseveranza nel tempo.

Ella riconosce il Signore Gesù quale Messia perché “le ha detto tutto quello che ha fatto”. Non c’è un giudizio di bene o male sull’operato e sulla vita della donna, ma ella ha saputo leggere la sua vita con lo sguardo del figlio di Dio. È il Messia, colui che parla con lei a tu per tu e le riconsegna la sua stessa esistenza liberata e riconciliata.

 Il Signore vuole essere nella nostra vita colui che parla con noi, che ci ascolta, che vuole aiutarci a riconoscere in profondità la nostra sete di esistenza, perché in questa stessa profondità è lui la fonte di acqua che solo può placarla.

Eppure il Signore Gesù ci viene incontro come un povero nel bisogno. Stanco per il viaggio e assetato aspetta seduto sul pozzo di Giacobbe, aspetta la donna come aspetta ciascuno di noi per rivolgerci la sua parola personale. E non vede una donna, una samaritana, un’infedele, una persona impura alla quale un rabbi di Israele non avrebbe dovuto rivolgere la parola: Gesù vede solo una figlia amata da Dio e desidera restituirla a questa dignità che è di ogni essere vivente.

La kenosi, lo svuotamento del figlio di Dio che rinuncia alla forma di Dio per abbassarsi fino ad assumere la condizione di servo e si fa obbediente fino alla morte e alla morte in croce, è la rivelazione dell’amore del Padre nel Figlio per ciascuno di noi, un amore che è autentico e più forte della morte nella misura in cui è totalmente solidale con la nostra povertà e con le nostre miserie, con la nostra mancanza e sete d’amore. Questa è la gloria del crocifisso risorto, questo è il mistero pasquale che trova compimento nel dono dello Spirito che è la misericordia di Dio e il suo amore per ogni creatura vivente.

Se vogliamo essere discepoli del Signore Gesù, anche noi dobbiamo incontrare i poveri, gli ultimi, i più piccoli a partire dalla nostra povertà, dalle nostre mancanze, dalla fame e sete di amore che ci abitano. Solo così sapremo riconoscere nel volto degli ultimi il Signore che ci viene incontro, che vuole parlare con noi a tu per tu, per restituirci le nostre esistenze riconciliate, ristorate a quella sorgente d’acqua viva che lui vuole far sgorgare nel cuore di ogni essere umano.

fratel Nimal


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