Buon pastore

Foto di George Hiles su Unsplash
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10 gennaio 2024

Gv 10,9-16

In quel tempo Gesù disse: "9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.


La memoria dei pastori Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa è onorata ricorrendo a un brano evangelico tratto dal discorso sul “buon pastore” presente nel IV vangelo. La traduzione “buono” del termine greco kalós, pur non essendo sbagliata, rischia di essere imprecisa e di restare incompresa. L’espressione significa che Gesù adempie veramente alla sua funzione di pastore ed è pienamente degno del titolo pastorale. Essa non indica una qualità morale soggettiva di Gesù - la sua bontà -, ma ha valenza teologica e si riferisce all’opera salvifica compiuta dal pastore messianico. Tale valenza teologica viene specificata aggiungendo che il buon pastore “depone la vita per le pecore” (Gv 10,11; cf. Gv 10,14.17.18), espressione che costituisce la versione giovannea del “dare la vita per” propria dei Sinottici (Mc 10,45; Mt 20,28).

Ora, se ci riferiamo al mestiere del pastore, cioè all’immagine pastorale da cui parte la sua applicazione messianica, noi vediamo che affermare che il vero pastore è quello che rischia e magari perde la vita per le pecore è ribaltare il senso stesso dell’essere pastore. È il gregge che deve sostentare la vita del pastore e in questo esso è certamente prezioso per il pastore, ma non fino al punto da condurlo a perdere la vita per una pecora. Proiettata su questo sfondo, la figura del “buon pastore” perde molto della sua dimensione idillica ed entra di forza nella ben più drammatica dimensione del paradosso, anzi, dell’ossimoro: non le pecore devono assicurare la vita al pastore, ma il pastore perde la vita per le pecore.

Questo paradosso e questo ossimoro sono pienamente coerenti con il senso teologico del “deporre la vita per le pecore”, che nel IV vangelo indica la morte di croce. L’atto in cui culmina l’essere pastore di Gesù è il dono della vita sulla croce. E sulla croce il pastore è l’agnello immolato. Il vero pastore è l’agnello (Gv 1,29) a cui non viene spezzato alcun osso (Gv 19,36; cf. Es 12,46). Sulla croce la dimensione paradossale ed ossimorica della salvezza cristiana è pienamente manifestata: il salvatore del mondo è il perduto appeso al patibolo; l’innocente subisce la punizione e la condanna dei colpevoli; la croce, segno di maledizione e luogo “a-teo”, è manifestazione piena del volto di Dio; espressione dell’odio e della violenza degli uomini, la croce diventa la rivelazione dell’amore di Dio per tutti gli uomini, anche per gli odiatori e i peccatori.

E dalla “cattedra” della croce, l’Agnello-Pastore, indica ai pastori della chiesa la via per adempiere evangelicamente il loro ministero. In particolare nei confronti dei poveri, dei sofferenti, delle persone preda dell’angoscia, degli scarti della società. “Noi”, si chiede Gregorio di Nazianzo, “come li tratteremo? … Li disprezzeremo? Passeremo accanto a loro senza degnarli di uno sguardo? Li eviteremo come mostri? No, non ci comporteremo così. Gesù Cristo, che cancella il peccato del mondo, è morto per essi come per noi. … E noi, Agnelli di Cristo, imiteremo il buon Pastore, il quale ha ricondotto all’ovile la pecora smarrita, ha ritrovato quella perduta e curato quella ferita”.

fratel Luciano


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