Uno spazio di incontro aperto a tutti

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20 gennaio 2024

Mc 3,20-21

In quel tempo 20 Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».


Il Vangelo di oggi è breve e conciso ma denso di rimandi a quelle situazioni che viviamo ogni giorno e quindi riesce a catturare la nostra attenzione senza troppi giri di parole. Potremmo dire che in queste due sole righe è racchiusa tutta l’esistenza di Gesù soprattutto quella parte della sua vita in cui ha preso delle decisioni capitali, irrevocabili, che hanno fatto di lui la persona che noi tutti conosciamo oggi. Gesù oggi si lascia avvicinare e incontrare da chiunque e proprio fin dentro il suo spazio personale. Lui oggi, potremmo dire, volta pagina e si congeda da quelle abitudini del passato che lo legavano a dei parenti prossimi e subito crea una dimora che diviene spazio comunitario. Marco nel suo Vangelo sorprende spesso i lettori con rapide successioni di eventi, parole e svolte inattese nella storia di Gesù ma non dimentica di darci le chiavi di lettura per comprenderle. Marco però non si lascia andare ad anticipazioni per orientare la lettura del suo Vangelo perché vuole che siano noi stessi a scoprire l’identità di Gesù. 

La scena di oggi è tutta avvolta da un sorprendente silenzio, se consideriamo la folla che si stipa intorno a Gesù, impedendo così che i legittimi proprietari di quello spazio si possano almeno sfamare. Marco vuol forse farci capire che il bisogno dell’incontro con Gesù può sollevarci dalle incombenze quotidiane e portarci a un nuovo tipo di condivisione che sfama le nostre attese di comunione. Gesù si lascia avvicinare da chiunque perché riconosce la nostra fame di relazioni. Gesù apre le porte della sua dimora perché anche noi riscopriamo il senso di una dimensione interiore; è così che possiamo ridare voce a quel muto bisogno di umanità che ci abita perché attende solo di essere ascoltato e fatto maturare.

Non è un caso che i suoi parenti prossimi riempiano di getto e con parole d’impeto quello spazio nuovo, aperto da Gesù a degli emeriti sconosciuti. Non sappiamo ancora chi raccoglierà le parole dei parenti di Gesù o se loro riusciranno a farsi varco nella folla. Certo appare chiaro che oggi Gesù crea una soglia che d’ora in poi chiunque potrà varcare senza temere di essere escluso. Lui oggi accoglie tutti e soprattutto quanti sono abitati da una ricerca silenziosa, che ancora non sa’ spiegarsi con parole proprie. 

Gesù è lui stesso lo spazio d’incontro. Per questo non importa che il tempo per sfamarsi venga meno, dato che l’importante è venire tutti sfamati dalla stessa parola. È Gesù quella parola che riempie il silenzio vuoto che avvolge la scena e lo fa’ con un gesto di accoglienza, non gli occorre neppure prendere la parola o tenere un discorso. Gesù apre uno spazio nuovo, inclusivo e quindi crea i presupposti per una nuova storia collettiva.

Marco è un abile narratore e con poche righe ci insegna che il luogo che rimane aperto a ogni nostro bisogno e accoglie ogni nostro desiderio è diventato una persona, Gesù. Il senso dell’incontro, secondo il Vangelo di oggi si svela là dove si riesce a sfamare il nostro bisogno di relazione. È questa la vocazione di Gesù, diventare pane vivo per noi.

fratel Norberto


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