Per tutti c’è sempre una possibilità

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25 gennaio 2024
Mc 16,15-18 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 15disse ai discepoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».


Oggi facciamo memoria della rivelazione di Gesù Cristo a san Paolo, questo evento è narrato in At 22,3-16. Paolo viene folgorato da una luce che lo rende cieco, vive nell’impossibilità di vedere, nel buio, nell’oscurità. Riceve soprattutto una domanda: “Perché mi perseguiti?”. Domanda che lo interroga sulla sua vita, sul suo agire: Paolo perseguitava i cristiani. 

Ci sono tempi nella vita in cui è come se una coltre la ricoprisse e la rendesse buia, senza senso, senza prospettiva e quindi senza speranza e dentro di noi albergassero domande che ci spingono ad andare a fondo: ciò che ci ha sostenuto e fino a questo momento era importante per noi non lo è più. Tempi in cui le dinamiche di morte, di guerra, di violenza in noi, attorno a noi e anche lontano da noi sembrano prendere il sopravvento e non sembrano esserci vie di uscita. Questi tempi, sono tempi di passaggio, non sono facili da attraversare, ma ci può venire in aiuto il senso di responsabilità che ci permette di portare avanti la nostra vita anche quando non lo vorremmo più e non sentiamo più di avere le energie necessarie. 

Inoltre è importante coltivare quel barlume che ogni tanto si accende di fiducia in noi stessi, o in qualcuno che per noi è caro e significativo, o nel Signore, nella sua Parola. E anche cercare di non lasciare emergere troppo il senso di contraddizione tra ciò che viviamo e ciò che desideriamovivere e non dimenticare che è un tempo in cui non vediamo, non siamo lucidi, e come Paolo lasciare che sia qualcun altro che ci indichi la via della luce e che ci riporta alla luce. Sì, non perdere il contatto, la relazione con gli altri, le altre, perché attraverso di loro possiamo operare il passaggio verso la luce. 

Mi ha molto colpito leggere un’intervista a un uomo che produceva mine anti-uomo e poi è diventato uno sminatore. Una domanda del figlio di otto anni: “Papà allora tu sei un assassino?”, lo ha portato a interrogarsi sulla sua vita, sul suo lavoro, fino a lasciare l’azienda di famiglia e a cercare di porre rimedio, almeno in parte, al male che aveva contribuito a creare. 

Ringraziamo chi ci pone domande o chi semplicemente con la sua presenza resta uno stimolo per non smettere di cercare la via che conduce al bene e ad operare una conversione, un cambiamento. Il Signore ci aiuti e ci doni la luce, la forza per poterlo seguire sulle vie della vita e non della morte. Non temiamo i tempi di buio, perché sono invero salutari per farci scoprire cose nuove e riconvertirci verso la luce vera dell’amore.

Il vangelo ci richiama al credere: “chi crederà sarà salvato” (v. 16) e al nostro battesimo in cui siamo risorti a vita nuova e morti al peccato, e questo può operare segni di bene: “Se berranno qualche veleno, non arrecherà loro danno” (v. 18). La forza della fede può essere più forte della forza del male. Cerchiamo insieme di aiutarci a credere in questo per rendere la nostra vita più luminosa e meno opaca e a rispettare i tempi di passaggio e di crescita che ciascuno vive, con la fiducia che insieme si cammina verso il Signore. Se un incallito persecutore è diventato apostolo c’è anche spazio e possibilità per ciascuno di noi.

sorella Roberta


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