Il possibile di Dio raggiunge la nostra impossibilità

f0e22c18f67048bfe8512323470ee317.jpg

26 gennaio 2024
Mc 10,24b-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai discepoli24: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». 28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.


Le parole di Gesù, che riceviamo oggi nella memoria dei santi abati di Cîteaux Roberto, Alberico e Stefano, vanno comprese a partire da un antefatto: l’incontro con un uomo ricco che si è mostrato incapace di accogliere il suo invito a seguirlo preferendo rifugiarsi nella sicurezza delle ricchezze possedute. Un episodio che suscita in Gesù un’amara e realistica constatazione su quanto sia difficile entrare nel Regno di Dio, di cui rende partecipi per ben due volte i suoi discepoli utilizzando un’immagine iperbolica, che però rimane bene impressa nelle nostre orecchie: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…”.

Le nostre “ricchezze”, quanto possediamo, possono essere un ostacolo al cammino di sequela del Signore? Molto dipende dal rapporto che instauriamo con esse, se le accogliamo come un dono aperto alla condivisione, oppure le consideriamo come un idolo che ci satura fino a farne dipendere la riuscita della nostra vita. Non si tratta solo di beni materiali: anche l’attaccamento smodato a una convinzione, a uno status raggiunto, o ancora la ricerca di una certa visibilità possono condurci a un’affermazione o controllo sugli altri che nulla hanno a che fare con la realtà del Regno che il Signore ha annunciato. 

In altri contesti Gesù pone il discepolo di fronte a un’opzione netta: “Non potete servire Dio e Mammona” (Mt 6,24). La domanda cruciale che ci riguarda tutti è in chi o in che cosa facciamo affidamento nelle nostre esistenze. Recita un detto chassidico: “Com’è facile per il povero confidare in Dio. Com'è difficile, invece, per il ricco confidare in Dio; tutti i suoi beni gli gridano: Confida in me”. 

I discepoli reagiscono con stupore alle parole del Maestro; uno stupore che comprendiamo alla luce della testimonianza biblica che vedeva nella ricchezza e nella fecondità un segno della bontà del Signore (cf. Sal 112). Se tale è la condizione, si chiedono, chi può essere salvato? 

C’è tuttavia un “possibile” di Dio che raggiunge le nostre impossibilità e le nostre incapacità, come è accaduto a Maria, cui l’angelo Gabriele ha rivolto la stessa promessa: “Tutto è possibile a Dio” (Lc 1,37). È il “possibile” dischiuso da un gesto di tenerezza e di cura, da uno sguardo benevolente con cui Gesù si fa vicino ai discepoli chiamandoli “figlioli” e osservandoli con la stessa empatia e fiducia con cui aveva guardato l’uomo ricco. 

Gesti e parole che liberano Pietro e i discepoli da un cruccio che si portavano dentro e che possono finalmente esplicitare al loro Signore: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Un’affermazione dietro la quale può nascondersi una sottile rivendicazione da parte di coloro la cui intera esistenza è stata raggiunta dalla chiamata del Signore e hanno abbandonato il proprio ambiente vitale e affettivo, ciò che dava sicurezza e riconoscimento sociale: che ne sarà di noi e che ne avremo? Ma davvero il discepolo riceve già ora il centuplo che Gesù ha promesso? Solo la fede può vincere queste perplessità, una fede che ci fa cogliere che il centuplo è il Signore stesso, lo sguardo di amore che Gesù ci ha rivolto e che noi siamo chiamati a custodire nella memoria del cuore. 

fratel Salvatore 


Iscriviti per ricevere ogni giorno il commento al vangelo