Perché avete paura?

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27 gennaio 2024
Mc 4,35-41 (Lezionario di Bose)

35In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai discepoli: «Passiamo all'altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


L’evangelista Marco ha appena terminato di raccontare una serie di parabole, con le quali “annunciava la Parola”, adattandosi al modo in cui i suoi ascoltatori potevano comprendere (cf. Mc 4,33). Ora sembra che ci racconti quasi una parabola “in atto”. Un racconto molto iconico, che resta impresso nella memoria.

Siamo sul finire del giorno, quando il buio avvolge ogni cosa, e porta a galla le paure. Gesù e i suoi sono su una barca per passare all’altra riva del lago, quello che viene detto “mare”. Il mare nella Scrittura ha sempre valenze negative, di oscurità.

Siamo di fronte a marcati contrasti: lo scatenarsi violento delle forze della natura si oppone con enfasi al riposo di Gesù, la tempesta “grande” alla “grande” bonaccia”, la parola salvifica del Maestro alla paura “grande” dei discepoli. 

Sono spaesati, si sentono abbandonati di fronte alla morte (ogni paura in radice è sempre paura della morte), dopo essersi fidati di Gesù seguendolo anche quella sera sulla barca. 

Stanno affrontando il buio della sera solcando il mare: stanno passando dall’ascolto di Gesù che insegna in parabole (cf. Mc 4,1-34) alla conoscenza della sua forza che libera dalle insidie del male (subito dopo si legge infatti dell’uomo posseduto da uno spirito impuro, in Mc 5,1-20).

Gesù mette a tacere mare e vento con la stessa potenza con cui scaccia i demoni. La sua parola opera, produce liberazione, crea salvezza, ridona vita. È parola efficace. In Gesù si riconosce l’autorità di Dio. E questo non può non suscitare timore, e dischiudere interrogativi.

Gesù rilancia la domanda ai suoi, e a noi con loro, quasi a dire: interrogate la vostra paura, date un nome alle vostre paure; e cercate di approfondire, affinare e radicare la vostra fede, il vostro affidamento, la vostra fiducia, chiedendovi in chi è riposta. Paura e fede. Perché paura e fede abitano il nostro vivere, e il modo in cui cerchiamo di vivere la compresenza di paura e fede svela la fibra della nostra umanità. 

Per intravedere la fede nella resurrezione, non possiamo non attraversare paura, stupore e spavento, come le donne al sepolcro (cf. Mc 16,1-8). Gesù rimanda sempre alla nostra capacità di credere, la suscita, perché in ciascuno dimora qualche seme di fiducia, forse la speranza di potersi af-fidare, anche al di là della nostra consapevolezza. Alla donna “impaurita e tremante” dice poco dopo nel vangelo: “Figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mc 5,34), e al padre che lo supplicava: “Non temere, soltanto abbi fede!” (Mc 5,36).

Il nostro racconto si conclude lasciando aperta una domanda: è la domanda sull’identità di Gesù, che ci accompagna per tutto il vangelo, che pervade la nostra vita di credenti, nel nostro non avere “ancora”, e sempre di nuovo, fede. 

Ricordiamoci allora che nelle nostre sere, attraversando il buio delle nostre giornate, possiamo cercare e conoscere Gesù, e con lui riconoscere chi siamo noi, chi siamo chiamati a essere, attraversando le nostre paure e rinsaldando la nostra fede.

sorella Silvia


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