Leggeri e semplici

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1 febbraio 2024
Mc 6,7-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 7chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


Il versetto iniziale del brano odierno riassume l’essenziale della missione di Gesù. Gesù è infaticabile nel percorrere il paese per incontrare le persone, che accorrono a lui per ascoltare il suo insegnamento e essere liberati dai loro mali. L’autorità e l’efficacia della sua parola sono accompagnate da alcuni gesti e azioni che conferiscono perdono, purificazione, guarigione, liberazione. La predicazione di Gesù porta la salvezza. Anzi, la persona stessa di Gesù è insegnamento, è salvezza.

Poi, come i maestri (e Gesù ha imparato lui stesso da Giovanni Battista), ma anche in modo diverso, Gesù chiama a sé dei discepoli “per stare con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,14). Gesù dona una particolare importanza al vivere insieme con loro in una condivisione radicale di vita. La comunità diventa così il luogo della trasmissione. Questo è un aspetto importante che nella chiesa dobbiamo ripensare oggi, mentre viviamo un importante momento di cambiamento storico, che sprona tutti al cambiamento. 

L’insegnamento di Gesù non è una dottrina, bensì una condivisione della sua vita, ovvero un dare la vita, un generare alla vita. A chi lo segue, Gesù fa dono di partecipare alla sua relazione con il Padre. Nella comunione con Gesù e dello Spirito i discepoli sono generati a figli del Padre. Questa è anche la nostra condizione di battezzati. Infatti, scrisse Paolo ai cristiani della Galazia: “Dio mandò il suo Figlio ... perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abba, Padre!” (Gal 4,4).

Se Gesù chiama a sé i Dodici per mandarli a due a due e dona loro potere sugli spiriti impuri, significa, che egli invia i suoi discepoli a condividere ciò che hanno ricevuto e sperimentato. La loro missione consiste nell’estendere verso tutti la condivisione e il movimento di comunione che vivono con Gesù. Non hanno ricevuto un progetto da difendere o una causa da seguire, ma una relazione, un’amicizia da condividere, che è fonte di vita eterna. Gesù è via, verità e vita, come dice il Quarto vangelo. La missione dei discepoli - e di tutti i battezzati - non è altro che il loro rendersi trasparenti all’esperienza che vivono con Gesù. 

Gesù raccomanda agli inviati di partire con un bagaglio leggero. Non è una questione di chissà che scelta di povertà. È un andare nella fiducia: fiducia radicale in Dio, che provvede alle loro necessità. È un andare nella fiducia anche verso chi li accoglie ed è destinatario della buona notizia. La fiducia è allora il supporto della trasmissione dell’evangelo. 

Succede che ci sono persone o luoghi, che non accolgono il missionario. Talvolta saranno calunniati, cacciati via o perseguitati. Anche in quei casi gli evangelizzatori sono chiamati a rimanere leggeri e semplici. Che significa di non perdere tempo e appesantire il cuore, ma andare oltre e andare avanti. “Scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro” (v. 12). Non è una maledizione, ma un gesto di libertà, che può parlare ancora a chi li rifiuta. In certi casi qualcuno riconosce che ha sprecato un'occasione buona.

sorella Alice


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