“Di generazione in generazione, la sua misericordia…”

Foto di Jade Vysse su Unsplash
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5 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,1-17 (Lezionario di Bose)

1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.


Il brano proposto oggi è l’inizio dell’evangelo secondo Matteo. Proprio per questo ci dice qualcosa di molto importante.  Ma noi facciamo un po’ fatica capirlo. Infatti, ci presenta la genealogia di Gesù e, a prima vista, potrebbe sembrare un elenco arido di nomi. In realtà, questo testo è un vero e proprio progetto teologico più che storico. Matteo non intende semplicemente fornire un albero genealogico, ma vuole mostrare chi è Gesù alla luce della storia della salvezza voluta da Dio e descritta nella Bibbia.

Fin dall’inizio Gesù è definito «figlio di David, figlio di Abramo», collegandolo alle due grandi promesse dell’Antico Testamento: quella fatta ad Abramo, da cui nasce il popolo eletto, e quella fatta a David, da cui deve venire il Messia.

La struttura del brano è altamente simbolica: tre serie di quattordici generazioni. Il numero quattordici non è casuale, ma rimanda al nome “Davide”, che in ebraico ha un valore numerico corrispondente proprio a questo numero. In tal modo Matteo sottolinea che tutta la storia di Israele converge verso Gesù, vero erede della promessa davidica. Le tre tappe indicano i momenti chiave della storia del popolo: da Abramo a Davide (l’ascesa), da Davide all’esilio babilonese (la caduta), e dall’esilio a Gesù (l’attesa e la speranza).

Un aspetto sorprendente della genealogia è la presenza di alcune donne: Tamar, Racab, Rut e «la moglie di Uria» (Betsabea). Non si tratta di figure perfette. 

Tamar, era cananea; con coraggio si ribella all’ingiustizia e ottiene una discendenza per Giuda. In lei c’è la forza di chi non si arrende al destino, e Dio trasforma la sua audacia in parte del suo progetto.

Rahab, si prostituiva a Gerico: una donna ai margini, eppure capace di riconoscere i segni di Dio meglio dei potenti della città. Dio entra nella storia attraverso chiunque abbia un cuore aperto alla fede, anche se con una storia è ferita.

Rut, era moabita, anche lei straniera come Tamar: una migrante, povera, che con la sua fedeltà custodisce la speranza di un popolo che non era nemmeno il suo. In lei vediamo che l’amore è ciò che dà continuità alle promesse.

Betsabea, ricordata come “la moglie di Uria”: una storia segnata dal peccato e dalla violenza di David. In lei contempliamo la potenza di Dio che non rimuove le ferite, ma le trasforma.

Con questa scelta Matteo mostra che il progetto di Dio non si fonda sulla purezza ideale, ma sulla misericordia e sulla libertà della grazia: Dio si inserisce in una storia che non è perfetta ma costituita anche di fragilità, errori e situazioni irregolari.

Infine, appare Maria: «Colei che ha creduto pienamente alle parole dell’angelo». Con lei la storia non è solo redenta: è compiuta. Lei accoglie la Parola, la incarna, la offre al mondo.

Questo testo è, in fondo, un annuncio di speranza. Gesù non appare all’improvviso, ma nasce dentro una storia concreta, fatta di luci e ombre, di fedeltà e infedeltà. 

La genealogia diventa così un invito per ognuno di noi a riconoscere che anche la propria storia, con i suoi limiti, può diventare luogo in cui Dio opera. Matteo ci dice che in Gesù Dio entra pienamente nella vicenda umana per trasformarla dall’interno e portarla a compimento.

fratel Dario da Cellole


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