Custodire il proprio cuore
11 febbraio 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,14-23 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 14chiamata di nuovo la folla, Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». [ 16]
17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. 21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».
Gesù richiama la folla attorno a sé e chiede di essere ascoltato da tutti e di ascoltare bene. Quello che sta per dire è qualcosa di importante, qualcosa di nuovo, che smentisce quello che solitamente si pensava, per questo bisogna ascoltare bene e con la disponibilità a cambiare pensiero e a convertire il proprio cuore.
Le parole di Gesù sono chiare, solo che anche noi, come i discepoli, fatichiamo a comprenderle. È facile pensare che il male e ciò che ci fa male sia fuori di noi, in realtà è innanzitutto dentro di noi, dove scopriamo esserci anche il male e cose cattive. Si pensava che bisognasse vigilare sulla contaminazione con le cose esterne, cose che si toccano, cibi impuri, persone contaminate e Gesù pone una nuova prospettiva: non sono le cose che entrano a contaminarci, ma quelle che escono! Infatti poco prima alcuni farisei e scribi erano scandalizzati che i discepoli di Gesù tornando dal mercato mangiassero senza aver fatto le abluzioni e prendessero cibo con mani impure cioè non lavate (Mc 7,2-4).
Gesù fa un elenco di cose che possono uscire dal di dentro e ci contaminano davvero. Quindi dal di dentro, dal cuore escono le intenzioni cattive.
Ecco allora la responsabilità di vigilare e di aver cura del nostro cuore, di cosa e chi custodiamo in esso. L’elenco di Gesù ci fa capire che anche dentro il nostro cuore albergano intenzioni cattive che poi si esternalizzano in atteggiamenti, in azioni, in parole che fanno del male in primis a noi stessi e poi agli altri. “Dalla vostra bocca non escano parole cattive, ma piuttosto parole di bontà” (cf. Ef 4,29), quindi a ciascuno di noi è chiesta la responsabilità di discernere cosa esce dal nostro cuore, quali parole pronunciamo con le nostre labbra e anche perché le pronunciamo. Quindi, se sono parole che edificano la relazione con all’altro o la feriscono e anche se le parole che diciamo sono per “far colpo” sull’altro, per pretendere una supremazia, un riconoscimento, per imporci, per affermare una parola che non si inserisce in un dialogo di ascolto reciproco, ma si impone e assolutizza.
Non ci sono solo parole, ma anche atteggiamenti e atti che sono per la vita e per il bene, o per la morte e il male di chi ci sta accanto, di chi incontriamo nella nostra vita. La domanda è allora cosa coltiviamo nel nostro cuore, con che cosa lo alimentiamo e se sappiamo discernere in noi il bene e il male. Spesso il grano e la zizzania vivono insieme, ma lo sforzo e il desiderio di bene deve abitarci perché dalla nostra vita possano emergere pace e speranza.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di parole e di vite di speranza, che sappiano guardare più al futuro che al passato, che possano essere segno di bene e di fiducia, credendo che il Signore ancora oggi opera il bene e custodisce la vita dei suoi figli e figlie.
sorella Roberta
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