“E, lasciate le reti, lo seguirono”

Battistero di Biella
Battistero di Biella

23 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 4,17-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 17Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». 8Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si sposta dal Giordano in Galilea, sua regione di provenienza (cf. Mt 2,22-23; 4,12), ma anche terra di pagani, zona dove convivono figli di Israele e genti straniere, i goyim di cui parla il profeta Isaia (cf. Is 8,23; Mt 4,15-16). 

Non è un caso che l’inizio del ministero itinerante di Gesù avvenga in una terra di confine: segnala la destinazione aperta e universale del Vangelo del Regno, ripresa da Matteo alla fine della sua narrazione, quando il Risorto incontra i discepoli in Galilea e da qui li invia nel mondo per fare discepoli tutti i popoli (cf. Mt 28,16-20).

Andrea, Simone, Giacomo e Giovanni lasciano quello che stanno facendo per seguire Gesù e questo loro gesto evoca la potenza dell’amore di colui che li chiama, il suo sguardo capace di generare alla vita.

La pericope odierna si può forse commentare accostando due brevi storie dei giorni nostri, scene di vita quotidiana che si ripetono quasi ogni sera in terra di confine, tra le Alpi francesi e italiane. 

Subito oltre il colle del Monginevro, sul versante francese, una telefonata interrompe la cena. Qualcuno spinge indietro la sedia, porta il piatto al lavello, si infila giacca e scarponi e si chiude la porta dietro le spalle. Entra dentro la notte, nel gelo, per andare a cercare un disperso, restituirgli il caldo e una posizione. Perdersi in mezzo alla neve, infatti, nel tentativo di raggiungere a piedi dall’Italia la Francia, in qualche caso equivale a morire, se l’unico rifugio è solo altra neve. 

Dalla parte italiana del confine che al Monginevro separa l’Italia e la Francia, una sera d’inverno, che può essere ieri ma anche oggi o domani, si assiste a una scena analoga: qualcuno si alza da tavola e lascia il resto della famiglia seduta. Succede senza clamore e senza parole aggiuntive: la porta si apre e si chiude e dopo c’è un posto vuoto in una cena quasi finita. Non serve che arrivi una telefonata: il pullman di linea che da Torino va verso le Alpi correndo su per la Val di Susa ha orari precisi e lascia sempre a Claviere qualcuno che vuole passare il cosiddetto confine di Stato. Chi si infila la giacca e esce all’addiaccio non lo fa per raccontarlo o per riceverne indietro qualcosa, ma per dare una direzione a chi, non abituato ai sentieri di montagna e al gelo, rischia di perdersi. 

Sono molte le persone che dal continente africano, nelle notti d’inverno tentano di spostarsi a piedi dall’Italia alla Francia attraverso i valichi alpini. Sono tanti anche quelli che, quasi rispondendo all’antica e oggi nuova domanda: “Dov’è tuo fratello?”, interrompono subito ciò che stanno facendo per andare incontro e accogliere.

Come l’annuncio del regno che emerge dal testo e i tempi che viviamo possono orientare il pensare e l’agire dei cristiani oggi? Forse ciascuna comunità può considerare se stessa come i “fratelli e pescatori” prima della sequela. Discepoli e discepole possono vedersi come chi è chiamato a lasciare subito le reti e andare, non come persone che l’hanno già fatto. Visti dallo sguardo di amore di Gesù, posato come luce su di noi, siamo chiamati ad amare. Raggiunti, siamo inviati a raggiungere chi ci viene incontro e anzi bussa già alla porta.

una sorella di Bose