Salvare la vita

Dettaglio della parete esterna della chiesa di San Secondo, Magnano
Dettaglio della parete esterna della chiesa di San Secondo, Magnano

10 marzo 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,34-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 34convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 36Infatti quale vantaggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? 37Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».


Gesù ha appena annunciato ai discepoli il cammino che lo attende verso Gerusalemme, ha appena redarguito Pietro ricollocandolo dietro a sé e ora convoca la folla, assieme ai discepoli: allarga non tanto l’uditorio – Gesù non ha l’ansia da prestazione né la vertigine dei numeri – quanto piuttosto i destinatari di una promessa di vita piena. Una vita salvata, una pienezza di senso annunciate non per un futuro lontano, nell’aldilà della storia, ma già qui e ora.

Gesù chiama a sé la folla e la unisce ai discepoli che già hanno iniziato a seguirlo, ma non sequestra nessuno, non obbliga, non rinchiude né sottomette: al contrario indica un cammino – impegnativo, certo, ma dagli orizzonti aperti – delinea un futuro che si può assaporare già ora, non da soli ma dietro a lui e assieme agli altri.

Gesù chiede a ciascun di noi – ormai non siamo più un numero nella folla ma singole persone chiamate a divenire comunità – di verificare cosa vuole, di interrogare la propria volontà: “Se vuol venire dietro a me”. Se allora “voglio” questa sequela, ecco cosa ho la libertà di fare: rinnegare me stesso, prendere la mia croce e iniziare a camminare. Può sembrare paradossale la contrapposizione tra la libertà di scelta (“se vuole”) e il rinnegare sé stessi: in realtà si tratta di smettere di conoscere sé stessi in modo egocentrico e iniziare a conoscerci come esseri umani in comunione con gli altri, come umanità insieme. Si tratta di perdere una vita che tale non è, per scoprire una vita che appartiene già a una dimensione altra, quella della “gloria del Padre con gli angeli santi”.

E la condizione per questa “salvezza”, questa liberazione di vita, è prendere la propria croce e seguire Gesù. È una condizione che dobbiamo assumere con discernimento. Gesù infatti non chiede di prendere la sua croce e di seguire noi stessi, bensì proprio il contrario: prendere la nostra croce e seguire lui. Si tratta allora di leggere gli eventi della nostra vita – a cominciare da quelli più faticosi – come realtà da assumere, come strumenti di cui attrezzarci per poter iniziare a camminare dietro a Gesù. Quella cristiana è una sequela possibile non nonostante la croce della nostra esistenza,  bensì proprio grazie a questa.

È così che perdiamo la vita a cui ci siamo aggrappati come nostra proprietà esclusiva ed escludente e la ritroviamo salvata, redenta, come vita con le altre persone e per loro e, quindi, come vita piena per noi stessi. I verbi sono al futuro, sì, ma non per indicare un tempo e un mondo sfumati in una lontananza non decifrabile, bensì per dirci che questa pienezza di vita sempre ci precede – del resto stiamo camminando “dietro” a Gesù – e sempre ci attende, ad ogni passo, ad ogni svolta della nostra esistenza.

Quello di cui dobbiamo vergognarci allora non è Gesù, non sono le sue parole esigenti, bensì le nostre parole e i nostri gesti che ci rendono “gente adultera e peccatrice”. Con la consapevolezza che proprie le parole e i gesti di Gesù hanno mostrato durante tutto il suo cammino in mezzo a noi la sua cura amorevole per ogni creatura “adultera e peccatrice”: il suo perdono riscatta la nostra vita che abbiamo accettato di perdere e ce la riconsegna come vita nuova e piena, in lui e insieme ai nostri fratelli e sorelle in umanità.

fratel Guido