Vigilanti e pronti nell’attesa

Foto di The New York Public Library su Unsplash
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20 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,35-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 35«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!»


“Mantieni il tuo cuore vigilante, perché da esso dipende la vita”: questo versetto del libro dei Proverbi (Pr 4,23) unito all’esortazione di Paolo: “Vigilate, siate saldi nella fede e agite con coraggio” (1Cor 16,13) possono essere una buona chiave di lettura del brano evangelico odierno nel quale Gesù stesso esorta i suoi discepoli alla vigilanza, alla prontezza. Vigilanza e prontezza per accogliere il Signore.

Vigilanza e prontezza anche nelle ore notturne, perché il Signore può arrivare proprio nel mezzo della notte, quando il buio è più fitto, o prima dell‘alba, quando, fattisi pesanti gli occhi, si è maggiormente tentati di cedere al sonno.

Ma in cosa consistono la vigilanza, la prontezza? Certamente tutti questi testi ci dicono che non sono pura passività, ma anzi richiedono azioni concrete, come stringersi le vesti ai fianchi e tenere le lampade accese; richiedono coraggio, fiducia, determinazione; richiedono capacità di sostenere il fra-mezzo, il tempo di attesa tra la promessa e il suo compimento.

Essere vigilanti per essere pronti, essere pronti nella vigilanza: queste due attitudini si sostengono a vicenda, avanzano a braccetto incoraggiandosi reciprocamente a resistere nell’attesa del padrone e dell’incontro con lui.

La menzione delle vesti strette ai fianchi ci ricorda un altro testo biblico, quello di Esodo 12,11, quando il Signore dà a Mosè le indicazioni di come il popolo deve mangiare l’agnello pasquale, proprio alle soglie dell’uscita dall’Egitto: “Ecco, come lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!”.

Le lampade accese invece ci richiamano alla memoria un altro testo evangelico, quello delle dieci vergini che attendono lo sposo e di cui cinque si fanno trovare pronte all’arrivo, nel mezzo della notte, dello sposo, mentre le altre cinque mancano dell’olio necessario per far brillare le loro lampade e, nel tentativo vano di andare a procurarselo, mancano al momento decisivo per incontrare lo sposo e entrare con lui alle nozze (cf. Mt 25,1-13).

In entrambi i casi si tratta di essere pronti all’arrivo del Signore, un arrivo che può essere un passaggio che spinge a uscire verso l’esodo, ma che può anche essere un invito alle nozze, alla gioia condivisa con lo sposo.

Essere pronti a camminare, pronti a festeggiare, ma anche pronti a lasciarci servire: sì perché il vangelo di oggi ci dice che, se noi siamo i servi chiamati ad attendere il nostro Signore, sarà lui però che, arrivando, si cingerà a sua volta i fianchi e passerà a servirci.

Nel libro degli Atti degli Apostoli troviamo scritto: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35) e nel testo evangelico di oggi sia i servi che il padrone danno: i servi danno al loro padrone il tempo prezioso della loro vita spesa nell’attenderlo, il padrone dona ai suoi servi quell’attenzione e quella cura che presta loro al suo arrivo.

Il Signore possa trovarci pronti e vigilanti alla sua venuta perché ci sia data la gioia di condividere con lui la mensa del Regno. 

sorella Ilaria