Discernere il tempo

Bose - Icona dell'amicizia
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23 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,54-59 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 54diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: «Arriva la pioggia», e così accade. 55E quando soffia lo scirocco, dite: «Farà caldo», e così accade. 56Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? 57E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? 58Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. 59Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».


Questo testo del vangelo di Luca fa parte di una serie di insegnamenti di Gesù alla folla, ai discepoli e a noi lettori, nel contesto del cammino verso Gerusalemme. Il viaggio, l’incontro di persone, situazioni, luoghi diversi è occasione per dare un senso unitario e una prospettiva precisa a questo viaggio da parte di Gesù. Non solo il viaggio reale, storico di Gesù verso la Città Santa, ma in realtà il viaggio di ognuno di noi che desidera essere discepolo, cristiano e mettersi alla sua sequela ripercorrendone i passi.

Di fondo la questione principale è proprio indicata in questi versetti. Il discernere “questo tempo”, dove il vocabolo greco utilizzato è “kairòs” che indica non un semplice istante cronologico che scandisce il trascorrere del tempo, ma un istante importante, un’occasione, un situazione che svela qualcosa di fondamentale e determinante. Gesù è con la folla, con i discepoli e vuole trasmettere l’idea che è necessario un lavoro di discernimento, di lavoro su di sé, nella propria interiorità, per comprendere “questo tempo” e in fin dei conti “chi è costui”.

Come il tipo di nuvola o il modo del vento consentono di capire l’evoluzione del tempo atmosferico, così essere con Gesù, ascoltare le sue parole, vedere i segni che compie, condividere la sua vita ogni giorno (questo per i suoi discepoli) dovrebbe aprire la mente e il cuore a “discernere” chi è, e quindi operare delle scelte concrete per farne il centro della propria vita.

Le parole del v. 57 sono da leggere in questo senso: è necessario “giudicare da sé ciò che è giusto”. Dove “giustizia” non è solo la giustizia sociale, la salvaguardia della dignità e del valore di ogni uomo, ma in senso più ampio indica ciò che è conforme alla volontà di Dio, perché la volontà di Dio è la vita degli uomini. 

Ma ancora più in profondità il testo ha un valore cristologico perché è proprio Gesù che qui, ora, in questo “kairòs”, rappresenta l’incarnazione di quella giustizia di Dio. Gesù è il giusto che realizza nella sua vita la conformazione al disegno di Dio (ricordiamo Gv 1.18 “Dio nessuno l’ha mai visto… Gesù lo ha raccontato”) e ci dà la possibilità di fare altrettanto. 

Certo non è tutto facile… C’è un limite alla nostra capacità di discernimento e di comprensione di ciò che vediamo. C’è il rischio di “ipocrisia”, che al di là del senso letterale che siamo abituati a dare a questa parola, indica l’incapacità di un giudizio corretto e vero. C’è la presenza in noi di un “nemico”, di un avversario, con cui dobbiamo lottare, reagire, darci da fare per “accordarci” per trovare una riconciliazione, una forma di pace e sintonia che ci permette di arrivare a vivere da persone “giuste”.

Andando un po’ più in là, si può dire che questo “nemico”, questo avversario, è il Signore stesso, è Gesù stesso perché lui è il giusto che cammina con noi “fino alla fine del mondo” (cf. Mt 28,20) e fa da specchio ai nostri limiti, alle nostre fragilità e mancanze, alle nostre ingiustizie non per accusarci e condannarci, ma per tirarci a lui, poco alla volta, con pazienza, facendo anche due miglia con noi per trasformarci a sua immagine. 

Come nella celebre “icona dell’amicizia”: Gesù con il vangelo in una mano tiene il suo braccio sulla spalla del monaco Mena. Il suo abbraccio è il segno del suo amore che si spinge fino ai suoi nemici. Fino a noi.

fratel Marco