Poveri uomini inviati

Foto di Freguesia De Estrela su Unsplash
Foto di Freguesia De Estrela su Unsplash

28 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,12-16 (Lezionario di Bose)

In quei giorni, 12Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.  


Gesù sale sul monte, a pregare, Luca sottolinea in quei giorni, quasi fossero segnati da un motivo particolare e da domande impellenti.

Tante volte si è ritirato in preghiera nella solitudine per trovare e ritrovare la comunione con il Padre attraverso il silenzio che diviene preghiera capace di accogliere le parole di Dio Padre.

Questa volta la preghiera, che soprattutto nel Vangelo di Luca precede sempre i momenti fondamentali della vita di Gesù, precede una chiamata e una scelta.

Il gruppo itinerante che lo ha seguito, composto da uomini e donne, un numero non definito, tanti e tante senza nome, che hanno riconosciuto in Gesù il maestro capace di donare parole di vita e di narrare a tutti la buona novella dell’Evangelo, adesso viene chiamato da Gesù; alcuni vengono scelti e passano dall’anonimato ad essere chiamati per nome.

Quel passaggio comporta l’uscita da una condizione di gruppo verso un’assunzione di responsabilità in prima persona, indicata dal fatto di ricevere accanto al loro nome di nascita quello di apostoli, ovvero di inviati, mandati non nel proprio nome ma nel nome di Gesù.

Qui per loro avviene il passaggio dall’essere un gruppo - quasi una carovana al seguito del maestro - al condividere sempre più da vicino la vita di Gesù, ascoltando le sue parole, trascorrendo il tempo insieme a lui, assistendo alle sue guarigioni, camminando per lunghi giorni, visitando i suoi amici di Betania e anche trascorrendo notti all’aperto accanto a lui.

Il gruppo dei discepoli e delle discepole senza nome rimarrà, e già nel testo che segue Luca ci ricorda che il discorso delle beatitudini pronunciato nella pianura è rivolto a una “grande folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente” (Lc 6,17).

Per i dodici scelti, resta il nome ricevuto di “apostoli” che è impegno di inviati, che non li separa in modo gerarchico dal gruppo dei discepoli, né li pone come particolarmente ricettivi rispetto alle parole di Gesù né migliori, cosa che avranno abbondante modo di dimostrare, soprattutto nella fuga al Getsemani. Sarà il dono dello Spirito nella Pentecoste che darà loro il carattere e le energie per partire e andare sino ai confini del mondo a predicare l’Evangelo di Gesù il Signor risorto.

Gli apostoli scelti, dodici come le tribù di Israele, numero che esprime una totalità e una universalità, per la chiesa sono le colonne dell’annuncio della fede, impastate di umanità fragile e di un mandato solido sostenuto dallo Spirito santo che ne fa dei pilastri.

Di alcuni conosciamo molti aspetti della loro vita e spesso le circostanze della loro morte come martiri. Di altri come Simone e Giuda figlio di Giacomo festeggiati oggi non sappiamo quasi nulla, oltre al loro nome, al loro essere probabilmente cugini di Gesù, alle poche parole presenti nel Vangelo di Giovanni e alla tradizione che li vede evangelizzatori e martiri in Persia.

Questo ci aiuta a ricordare che l’Evangelo è potenza di Dio che non ha bisogno di clamori, accade nel silenzio e così è accaduto per gli apostoli. I frutti non sono ostentati né vengono enumerati, divengono vita per coloro che hanno incontrato, suscitano la fede di coloro ai quali è stato predicato, esortano alla carità delle comunità e sono esempio di custodia della speranza per tutti.

 fratel Michele