Chi si esalta sarà umiliato

Foto di Mei Mei su Unsplash
Foto di Mei Mei su Unsplash

31 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,1.7-11 (Lezionario di Bose)

1Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. 7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».


Il brano del Vangelo odierno contiene un detto di Gesù che potremmo assumere come sintesi e motivo fondante della vita di ogni credente: “Chi si esalta sarà umiliato”.

Lo spunto iniziale è dato da una situazione ormai abituale per Gesù che invitato nuovamente a casa di un fariseo diventa oggetto di critica, di solito per una guarigione compiuta in giorno di sabato. Questa volta però è la sua semplice presenza a destare nei convitati un’immediata reazione di disagio. Di fronte all’impassibilità dei presenti che “lo stanno a guardare”, per la prima volta nel Vangelo di Luca Gesù prende l’iniziativa e intavola una discussione, notando come i presenti si adoperino per assicurarsi un posto di tutto rispetto al banchetto cui sono stati invitati.

La parola di Gesù così si trasforma in racconto, invece che porsi come una parola di giudizio, perché vuole aprire uno spazio di confronto con la sapienza di una parabola.

Gesù cioè capovolge la prospettiva della situazione ormai satura del risentimento di chi fa prevalere le sue prerogative sulla semplice gioia di prendere parte a un convito. È infatti nello spazio comune delle nozze, immagine dell’unica eucaristia e nel tempo messianico del sabato che si svolge questa scena, quindi possiamo cogliere nel discorso di Gesù un riferimento esplicito alle esigenze fondanti la vita dei discepoli.

Serve una mediazione, ci vuole dire Luca, perché tutti intendano la parola del Vangelo e colgano una corrispondenza tra Dio, elusivo e invisibile come ci dicono i profeti (cf. Is 45,15) e quanti vivono al nostro fianco. Per conoscerli e entrare in relazione con loro bisogna mettersi in ascolto delle loro parole.

Ecco il cuore del Vangelo odierno: c’è una gratuità di fondo, inalienabile da cui scaturisce l’invito alla comunione da parte di Dio e lo stesso deve valere tra di noi. La nostra salvezza risiede quindi nell'interavvedere proprio nella gratuità di ogni invito l’immagine della gioia e della comunione che sperimenteremo al banchetto messianico.

Ora la parabola di Gesù raggiunge davvero il suo apice, perché l’invito a riconoscere la voce dell’amico, che ci suggerisce di trovare il nostro posto nello spazio della casa comune, ha proprio il sapore di una vocazione alla sequela.

Probabilmente più che di invito a condividere un luogo si tratta qui di invito a una cena collettiva, aperta a chiunque, che prefiguri il momento in cui ci riconosceremo tutti uguali e soprattutto tutti invitati. Ecco quindi che per il discepolo al seguito di un Gesù diretto “decisamente verso Gerusalemme” (Lc 9,51) questa parabola prende un significato ancora più radicale: la gratuità dell’invito alla sequela si accompagna con la responsabilità di accettare e condividere il cammino personale di Gesù.

Gesù è l’origine e il compimento della nostra fede (cf. Eb 12,2) perché prende l’iniziativa di chiamare dietro a sé, come Dio, che nella sua inesauribile misericordia prende l’iniziativa di dare origine e vita eterna alle sue creature.

fratel Norberto