“Io non lo caccerò fuori”

Foto di Angele Kamp su Unsplash
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2 novembre 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,37-40 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: 37«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». 


Oggi la Chiesa ci invita a pregare per i nostri defunti perché in questa comunione tra una Chiesa che ancora cammina e l’altra che già ha raggiunto la casa del Padre si senta la comunione della fede in un unico Padre.

Il brano del vangelo di oggi ci fa capire che tutto parte dal Padre che "dà" a Gesù l'umanità; Gesù lega la sua missione in mezzo all’umanità direttamente alla volontà del Padre, che consiste nel non perdere nulla di ciò che gli è stato affidato e nel donare la vita eterna.

L'espressione «non lo caccerò fuori» usa una forte immagine di inclusione. Gesù non fa selezioni in base al merito, ma accoglie chiunque si volge a lui. Sapere di non essere scacciati libera dal timore del giudizio spietato e fonda la fede sulla certezza della misericordia. Gesù esprime il cuore della volontà del Padre, “io non lo caccerò fuori”, che vuol dire accogliere, custodire e non disperdere nessuno. L'accoglienza di Dio è incondizionata per chiunque si affida a lui.

In Gv 9,34 si legge: «e lo cacciarono fuori». Con lo stesso verbo i capi religiosi esprimono la loro volontà punitiva che taglia fuori dalla comunità e dal tempio il cieco guarito perché si rifiuta di rinnegare la verità dell'incontro con Gesù. Proprio loro che rappresentavano i custodi della giustizia per Israele e dovevano essere i garanti di Dio. 

Piuttosto che valorizzare le idee altrui favorendo un dialogo, si preferisce rimanere sulle proprie posizioni, a volte per quieto vivere, a volte perché l'altro con il suo semplice essere, ci chiede di cambiare, di abbandonare i nostri rigidi schemi.

"Non lo caccerò fuori" indica Gesù come amico di tutti. Anche Giuda ricevette dal Signore l'appellativo di "amico" proprio nel momento del suo tradimento. "Amico, perché sei venuto?" (Mt 26,50). Giuda, con il suo atto ostile rivela che ormai non è disposto a quella pratica di ospitalità che costituisce l’amicizia. Gesù, tuttavia, lo chiama amico, anche nello stesso decorrere del tradimento.

Anche se Giuda traduce, attraverso questa rottura violenta, la sua incomprensione totale di Gesù, Gesù da parte sua gli rimane vicino, custode della sua umanità, fedele alla sua volontà di cercarlo. Come se l’amicizia di Gesù si protraesse fino alla fine e andasse, anzi, al di là della fine. Gesù non vuole perderci, vuole salvarci. E ci promette una vita che va oltre questa vita.

Spesso nel mondo in cui viviamo, ci si sente esclusi: a lavoro, a scuola, nel gruppo, sui social, perfino in famiglia o in parrocchia. Si ha paura di non essere “abbastanza”, di non meritare l’amicizia, l’amore, il rispetto. Ma qui Gesù ci dice che da Lui nessuno verrà cacciato. La fede, allora, è prima di tutto fidarsi di questo sguardo di amore che non giudica ma risolleva.

La fede diventa perciò come una finestra aperta che pone il nostro sguardo verso il “redentore vivo”, di cui parla Giobbe nella liturgia odierna, colui che ha sconfitto la morte e riscatta l'umanità dal sepolcro. 

fratel Paolo