Fedele nel poco
7 novembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16,9-18 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù diceva anche ai discepoli: 9«Io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
14I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. 15Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole. 16La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi.
17È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
18Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».
La buona notizia di oggi si presenta come una raccolta di parole di Gesù che fa da cerniera tra due parabole, quella dell’amministratore disonesto che “aveva agito con scaltrezza” (Lc 16,8), e quella del ricco che “ogni giorno si dava a lauti banchetti” (Lc 16,19) e del povero Lazzaro che “morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo” (Lc 16,22). Sono parabole che si corrispondono l'una con l'altra sul tema dell'uso delle ricchezze, così caro all'evangelista Luca. Ad esempio nelle Beatitudini Luca esordisce con: "Beati voi poveri" (Lc 6,20), e aggiunge: "Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione" (Lc 6,24), dove Matteo ha: "Beati i poveri in spirito" (Mt 5,3); negli Atti Luca ricorda che nella prima comunità "nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune", e "veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno" (At 4,32.35).
Nei nostri versetti innanzitutto Gesù potrebbe sorprenderci: invita a “farsi degli amici con la ricchezza disonesta”, con la ricchezza ingiusta: è ingiusta perché il possesso e l’accumulo non sono secondo il volere di Dio, che pure desidera che l’uomo sia felice.
La ricchezza nella Scrittura non è demonizzata in quanto tale, perché avere tanti beni poteva rappresentare una benedizione di Dio; il problema con la ricchezza si pone quando diventa accumulo smodato e soprattutto escludente, un accumulo che non tiene conto degli altri, della possibilità e della necessità di condividere.
Viene alla mente un’altra parabola di Gesù, sempre nel Vangelo secondo Luca, quella di quell’uomo ricco, direi “ingordo di beni”, al quale alla fine della vita Dio domanda: “‘Quello che hai accumulato, di chi sarà?’. Così è – aggiunge Gesù – di chi accumula tesori per sé e non arricchisce presso Dio” (Lc 12,20-21).
Gesù parla della fedeltà “nel poco”, che è cifra e segno della capacità di essere fedeli anche “in cose importanti”. Questo è decisivo: il nostro atteggiamento, la nostra attitudine è la stessa. È bene allora in qualche modo esercitarsi in cose quotidiane per poter essere in grado di diventare custodi della ricchezza che non passa: è nelle cose di poco conto che tale ricchezza può celarsi.
Si tratta di legare il proprio cuore a qualcosa (o Qualcuno): il nostro cuore non può essere diviso, “o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. Occorre servire Dio e "servirsi" della ricchezza.
E di fronte a quei sapienti “attaccati al denaro” che “si ritenevano giusti davanti agli uomini”, Gesù ricorda che è Dio colui che conosce i cuori, che vede che cosa abita la nostra interiorità. E lo sguardo di Dio, con la Legge e i Profeti “fino a Giovanni”, non passa: dischiude un modo di vivere, il suo regno, che è la vera ricchezza. E la vera fedeltà. Come richiama infine Gesù con l’idea originaria della fedeltà coniugale: non un giogo cui sottostare, ma un appartenersi reciproco che potrebbe essere un riconoscersi legati gli uni agli altri. Come legati a Dio, vera ricchezza cui essere fedeli a partire “dal poco” che viviamo, “dal poco” che siamo.
sorella Silvia