L'amore di Dio non va meritato

Vincent van Gogh, Il vigneto rosso, Novembre 1888, Arles, Museo Pushkin, Mosca (particolare)
Vincent van Gogh, Il vigneto rosso, Novembre 1888, Arles, Museo Pushkin, Mosca (particolare)
XXV domenica del tempo Ordinario, ANNO A
21 settembre 2014
Commento al Vangelo di
ENZO BIANCHI

Mt 20,1-16

C’è una giustizia umana, che noi uomini cerchiamo, approfondiamo, sperimentiamo e tentiamo di instaurare nella nostra vita sociale, nelle relazioni con gli altri. È una giustizia che merita non solo attenzione, ma che va realizzata affinché sia possibile la convivenza in una certa condizione di pace. Questa dunque, che fa parte delle “realtà penultime” (Dietrich Bonhoeffer) in cui siamo immersi, è decisiva e non va sminuita. Purtroppo oggi – tutti ne siamo convinti – tale giustizia umana è contraddetta in molti modi e non è più ritenuta vincolante. Per questo dilaga l’illegalità, la corruzione impregna tutti gli ambiti, e soprattutto quella che chiamiamo “la gente” non sente più la giustizia umana come postura necessaria per ogni persona e come prima condizione per il vivere nella polis. Il “giusto” non appare oggi esemplare e quindi imitabile…

C’è però anche una giustizia divina, che non sconfessa quella che gli uomini e le donne hanno elaborato nel loro cammino di umanizzazione, ma la trascende, perché a questa giustizia di Dio è immanente la misericordia. È altamente significativo che molti cristiani, i più religiosi, i più devoti, siano sempre pronti ad attestare e a chiedere con forza che Dio sia riconosciuto come giusto, ad affermare che la sua giustizia è inappellabile, proiettando però in Dio la giustizia umana, o meglio la loro convinzione di giustizia che si oppone alla misericordia. Anzi, dicono che la misericordia di Dio non va svilita, e ciò può avvenire solo se la sua giustizia regna e si manifesta in quella logica codificata nei secoli: se c’è delitto, deve esserci punizione; se c’è peccato, si esige il castigo.

Ma Gesù, venuto a rivelarci il vero volto di Dio, venuto a mandare in frantumi tutte le immagini che noi fabbrichiamo, custodiamo con amore e poi proiettiamo su Dio, essendo proprio lui la narrazione definitiva di Dio (exeghésato: Gv 1,18), in particolare attraverso le parabole ci racconta cos’è la giustizia di Dio. Sì, la giustizia del regno di Dio è quella che accade – ci narra Gesù nella parabola odierna – quando il padrone di una vigna cerca operai per la sua vigna. Al mattino presto esce a cercarli e stipula con loro un contratto, stabilendo come paga un denaro, una moneta d’argento. Verso le nove del mattino torna a cercarne altri e invia anche loro nella sua vigna a lavorare, dicendo: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Così fa anche a mezzogiorno e infine addirittura quasi al tramonto. Trovando infatti alcuni che se ne stanno senza far niente, domanda loro il motivo di questo comportamento, e si sente rispondere: “Nessuno ci ha presi a lavorare”. Perciò risponde: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando, alla sera, viene l’ora di dare il salario ai lavoratori, il padrone inizia a pagare gli ultimi chiamati nella vigna e poi risale fino a quelli dell’alba, dando a tutti indistintamente una moneta d’argento. Ecco dunque accendersi gelosia e mormorazione da parte dei primi chiamati. Com’è possibile? Perché chi ha lavorato fin dal mattino presto riceve quanto chi ha lavorato un’ora sola prima del tramonto? Dove va a finire il merito? Che giustizia è mai questa? E così tra quegli operai inizia la contestazione. Ma il padrone li chiama e ricorda loro di aver pattuito il compenso di una moneta d’argento, dunque egli ha agito come promesso. Poi aggiunge: “Non sono forse libero di dare la stessa paga anche a chi ha lavorato meno?”. Tutti, infatti, per vivere e poter mangiare insieme alle loro famiglie, avevano bisogno almeno di una moneta d’argento. Senza di essa gli operai dell’ultima ora non avrebbero portato a casa nulla, e dunque avrebbero sofferto la fame…

Così scopriamo che quel padrone narrato da Gesù è immagine di Dio, di un Dio che si prende cura di tutti gli uomini, in particolare dei più abbandonati, degli scarti della società. Un Dio che chiama tutti, a tutte le ore e in ogni situazione: basta rispondere al suo amore che non va mai meritato! Un Dio che ha un cuore di misericordia e che vorrebbe che noi imparassimo dal suo cuore ad avere a nostra volta misericordia e a gioire insieme, anziché contestare quando il fratello riceve un dono. Non dobbiamo mai fare paragoni tra i doni fatti a noi e quelli fatti agli altri, altrimenti mostriamo “un occhio cattivo” (questo il significato dell’espressione del v. 15, tradotta con: “sei invidioso”), come se mettessimo occhiali che deformano la visione… La giustizia di Dio include la misericordia, l’amore che non va mai meritato, e l’amore non solo è più grande della fede e della speranza, ma in Dio vince anche sulla sua giustizia (cf. Es 34,6-7).

Questa parabola è un canto all’amore di Dio che – lo ripeto ancora – non va mai meritato, ma accolto con gioia come dono e come amore riversato su tutti noi, tutti fratelli, e per Dio tutti figli amati con uguale intensità.