Carta pastoral de João X

Il Patriarca Giovanni X
Il Patriarca Giovanni X

27 abril 2013
Tornemos este período, de orações e súplicas, mais intenso. Tal como Nosso Senhor não teve medo da cruz, também nós somos convidados a percorrer esse caminho

terça-feira 27 abril 2013

 

Após o comunicado difundido em 23 de abril último, o Patriarca grego-ortodoxo de Antioquia João X, no início da Semana santa ortodoxa, publicou a seguinte Carta Pastoral, enviada a “todos os irmãos, pastores da Santa Igreja de Antioquia”, em que sublinha o renovado sinal de amor pela Igreja, na perseverante oração pelos dois bispos que estão nas mãos dos raptores.

Balamand, 27 abril 2013

Carta  Pastoral
 
     Amados filhos!
 
     Vi rivolgo la parola oggi, quando sta per finire la santa Quaresima e ci prepariamo ad entrare nella Settimana santa, e i motivi di dolore ci circondano da tutte le parti. In tutte le regioni antiochene i rischi minacciano le nostre case, nel momento in cui gli eventi politici attaccano come una tempesta le nostre patrie. Tutto ciò rende l’uomo delle nostre terre minacciato nel suo pane, nella sua casa e nella sua vita. Siamo passati al vaglio ogni giorno con l’uccisione e con il rapimento; l’ultima tragedia subita è il rapimento dei nostri fratelli, il metropolita Paolo, arcivescovo greco-ortodosso di Aleppo e Alessandretta e delle loro dipendenze, e il metropolita Giovanni Ibrahim, arcivescovo siro-ortodosso di Aleppo, e l’assassinio del diacono che li accompagnava.

     Condivido con voi il dolore, dolore sentito anche da tanti fedeli della nostra chiesa, dolore causato dalle difficoltà subite, e lavoro con i miei fratelli, i membri del Santo Sinodo, per diminuire gli effetti di tali circostanze su di loro e sugli altri cittadini; e ciò fa parte del nostro messaggio. Tuttavia, noi non siamo pronti ad accettare ciò che l’uomo di oggi affronta. Lavoriamo oggi affinché il nostro rifiuto di tale realtà divenga una riflessione della nostra fede. Noi rifiutiamo tale realtà e la condanniamo; e, tuttavia, noi non abbiamo paura di colui che adotta la violenza, poiché siamo figli della resurrezione. Il fatto di essere vittima di uccisione, di rapimento, il fatto che le nostre istituzioni vengono distrutte, non diminuisce la nostra volontà di conservare la nostra cittadinanza comune, la convivenza, l’adesione alle nostre patrie e la richiesta della verità e della giustizia per le nostre terre. Perciò ciascuno di noi, sia nel territorio antiocheno sia fuori, è invitato ad esprimere la sua preoccupazione e il suo rifiuto di ciò che accade, lontano da ogni allineamento politico. La questione principale del cristianesimo è la questione dell’uomo, poiché nostro Signore si è incarnato per salvarlo.
 
     Colgo l’opportunità per fare, nel nostro nome, sia in patria sia fuori, un appello alla società internazionale per stimolarla a fare ciò che può per liberare i rapiti la cui assenza è causa di dolore; affrettarsi a porre fine a questa tragedia è oltremodo essenziale per evitare tutti i rischi che potrebbero risultare dalle probabili conseguenze. Questo nostro appello include pure un fervente invito a trovare una veloce soluzione alla situazione nel nostro amato paese, la Siria; e ciò in segno di pietà per questo popolo testimone di una cultura che gli proviene da una presenza umana di altissima qualità, da migliaia anni, e per evitare conseguenze che possono avere ripercussioni su tutta la regione.
 
     Entrando nel tempo delle passioni e della resurrezione, vi invito a rendere tale tempo un tempo propizio per proclamare la nostra unità di chiesa i cui membri sono radunati dall’ardente tensione verso la verità. Rendiamo questo periodo piu intenso del consueto di preghiere e suppliche. Così, come nostro Signore non ebbe paura della via della croce, anche noi siamo invitati a percorrere la stessa via, percependo che tramite la croce otteniamo la vittoria, poiché il nostro Signore è risorto dai morti e ci innalzerà con lui. Rendiamo più frequenti le nostre suppliche, affinché siano una testimonianza viva attraverso la quale preghiamo Dio di togliere per tutti l’ingiustizia, di donare il ritorno dei rapiti ai loro amati, la consolazione a quanti sono nella tristezza per la perdita dei loro cari e di ispirare i duri di cuore, perché smettano di danneggiare l’uomo, il proprio prossimo.

     Detto questo, invito tutti, fedeli e pastori, ad avvicinarsi alla domenica delle Palme con uno spirito nuovo, in modo che ricordino tutti gli eventi che la riguardano e li leggano nella luce di ciò che viviamo oggi. Invitiamo allora alla resurrezione dell’uomo, nel cuore, in queste patrie, così come il Signore risuscitò Lazzaro dai morti. Invitiamo a lavorare anche affinché il Signore entri nel cuore del mondo tramite il nostro servizio alla sua persona, come un tempo entrò vincitore a Gerusalemme […].

     Rivolgo un invito a pregare, in questa Settimana santa, con uno spirito umiliato e con  la coscienza che, tentati nelle difficoltà, troviamo in Dio il rifugio e che Dio non abbandona il piccolo gregge. L’amore, il servizio e il coraggio siano un ingresso nella gioia della resurrezione, gioia che non ci sarà mai rubata.

         Giovanni X
patriarca greco-ortodosso
di Antiochia e di tutto l’Oriente