Televisione, comunicazione, umanità

Aldo Grasso
Aldo Grasso

11 giugno 2017

Aldo Grasso

Convergenza, ibridazione, realtà aumentata, esperienza. Questi sono alcuni dei termini chiave che il prof. Aldo Grasso ha utilizzato per introdurci al tema della comunicazione, all’interno dei tradizionali “Confronti”. L’incontro di domenica 11 giugno, che ha visto la partecipazione di numerose persone, si è aperto con la problematica del rapporto con la realtà. Mentre la fotografia – dice Grasso – era uno specchio della realtà e esaudiva il sogno di rispecchiare, di presentare il reale così com’è, il segnale digitale crea la realtà, è un’altra realtà. Questo cambio di rapporto tra il soggetto e la realtà è una vera e propria rivoluzione, di cui ancora noi, che ci siamo immersi, non ci accorgiamo.

Mentre in passato vi erano diversi mezzi di comunicazione distinti l’uno dall’altro, che avevano funzioni diverse, ora tutti convergono in uno solo: lo smartphone. Vi è quindi un’ibridazione di tutti gli altri mezzi di comunicazione. Questo fenomeno della convergenza fa si che il mezzo dominante non sia più, come negli anni precedenti, la televisione, bensì internet. Questo non significa che la televisione scomparirà, così come non sono scomparsi il teatro, la radio, il telefono. I mezzi di comunicazione infatti bisogna comprenderli come esseri viventi – suggerisce Aldo Grasso – si trasformano in relazione al mezzo dominante.

Così si spiegano le diverse epoche della televisione: intorno agli anni ‘50-’60 ci fu quel tipo di televisione detta didascalica, era una specie di seconda scuola per coloro che ancora in quegli anni erano analfabeti. Molti impararono a parlare in italiano guardando i programmi televisivi. Negli anni ’70-’80-’90 vi fu invece l’epoca della grande sintonia tra programmi e pubblico, furono gli anni d’oro in cui tutti guardavano la televisione. La terza epoca, quella degli anni duemila registra il cambiamento, la tv è sempre più guardata da un pubblico anziano, vi è una totale distanza tra pubblico e programmi.

Internet, rispetto alla televisione e ai mezzi di comunicazione precedenti, crea un nuovo mondo. Lo crea attraverso il diverso modo di fare esperienza; prima l’esperienza era legata alla nostra fisicità, invece ora, con il dominio del virtuale e i confini con il reale sempre più labili, si crea un nuovo ambiente in cui si fa esperienza in maniera differente da quella fisica. I social network sono nuovi ambienti, con nuovi linguaggi e nuovi parametri emotivi. Si tratta di quella che il prof. Grasso ha chiamato “realtà aumentata”, una socialità che non è più costituita dalla nostra fisicità ma dai nostri fantasmi. Un mondo in cui l’uomo è sempre più la propria rappresentazione.
Internet sceglie tra le nostre preferenze e crea profili, alter ego di cui spesso non siamo neanche pienamente coscienti, Aldo Grasso ha parlato di “una parodia di umanesimo”.

Cambia la trasmissione di sapere, cambia il concetto di autorità e di gerarchia, in un mondo come quello digitale dove tutto è orizzontale. Tutto questo – ha concluso il professore – segna una rivoluzione epocale da cui non si può più tornare indietro e di cui noi non siamo pienamente consapevoli. L’unico auspicio è quello di riuscire, andando avanti, a padroneggiare sempre di più queste nuove tecnologie e questi nuovi mezzi che offrono possibilità immense, ma se usati male possono arrivare a dominarci.

sintesi di Sofia Bianchi

Aldo Grasso è il più importante critico televisivo italiano. Scrive sul Corriere della Sera ed è autore di Che cos’è la televisione e Prima lezione sulla televisione. È professore ordinario di Storia della radio e della televisione all’Università Cattolica di Milano.

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