Nel tempo di Pasqua, non essendo le altre letture scelte dal lezionario romano parallele al vangelo, si commenta solo il brano evangelico.

“Chi ha visto me, ha visto il Padre”

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14 maggio 2017

V domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Ormai non si può avere una conoscenza di Dio se non si conosce Gesù Cristo, non si può credere nel Dio vivente senza credere in Gesù Cristo, non si può avere comunione con Dio se non si ha comunione con Gesù Cristo. Si va al Padre attraverso Gesù che gli dà un volto, che ce lo spiega e ce lo rivela. L’uomo Gesù è il Figlio di Dio; l’uomo Gesù glorificato nella resurrezione è Dio stesso: nella sua umanità si può vedere Dio, guardando l’agire di Gesù e ascoltando le sue parole si può incontrare Dio. Questo è lo specifico, la singolarità della fede cristiana.

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“Se mi amate, osservate i miei comandamenti”

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21 maggio 2017

VI domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Il nostro Dio vivente ha un volto preciso. Non è la deità, il divino: è un Dio che ha parlato esprimendo la sua volontà, e lo ama veramente solo chi cerca, seppur con fatica, di realizzare tale volontà. Gesù non ha detto: “Come io ho amato voi, così anche voi amate me”, ma “amatevi gli uni gli altri”, chiedendoci che il suo amore si diffonda, si espanda come amore per gli altri, perché questa è la sua volontà d’amore.

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“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

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28 maggio 2017

Ascensione del Signore
di ENZO BIANCHI

La solennità dell’Ascensione è sempre memoria di una manifestazione del Cristo risorto, glorificato dal Padre nella potenza dello Spirito santo. Nell’inviarlo nel mondo, il Padre aveva rivelato attraverso il suo messaggero: “Sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi”; ora Gesù assume pienamente e definitivamente questo nome ricevuto dal Padre per l’eternità. Dio aveva detto a Mosè: “Io sarò con te”, e Gesù Cristo lo dice a ciascuno di noi, battezzato nel suo nome, cristiano che porta il suo nome e tenta di vivere, di osservare il suo Vangelo.

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Gesù, il pastore bello e buono

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7 maggio 2017

IV domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

La manifestazione della venuta “pastorale” di Gesù non consiste nelle idee, nella dottrina, nel solo insegnamento, ma nel suo deporre e spendere la vita per le pecore. Se nei vangeli sinottici il pastore della parabola è pieno di amore, fino ad andare a cercare la pecora smarrita, qui Gesù è il pastore che dà la sua vita sia per la pecora smarrita sia per quella che resta nel recinto. Viene così individuato il rapporto tra il pastore e le pecore: una conoscenza reciproca che diventa amore. Esperienza indicibile, eppure autentica, nella quale si ascolta la voce del pastore, si giunge a discernere la sua presenza elusiva, ma soprattutto ci si sente amati, compresi, perdonati da un amore che è sempre anche misericordia.

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Lo riconobbero allo spezzare il pane

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30 aprile 2017

III domenica di Pasqua
di ENZO BIANCHI

Nel mirabile racconto dell’incontro tra Gesù e i discepoli di Emmaus si parla di camminare insieme, di ricordare e pensare, di rispondere a chi chiede conto e quindi di celebrare la presenza vivente del Risorto. Ma ciò può avvenire in pienezza solo nella comunità cristiana, nella chiesa: per questo i due discepoli fanno ritorno a Gerusalemme, dove trovano riunita la comunità che li precede e annuncia loro la resurrezione. È ciò che avviene anche a noi ogni domenica, giorno pasquale, nella comunità radunata dal Signore: la Parola contenuta nelle Scritture, l’Eucaristia e la comunità sono i segni privilegiati della presenza del Risorto, il quale non si stanca di donarsi a noi, “stolti e lenti di cuore”, ma da lui amati, perdonati, riuniti nella sua comunione.

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