1 novembre 2026
Matteo 5,1-12a (Ap 7,2-4.9-14; 1 Gv 3,1-3)
Solennità di Tutti i Santi
di fratel Luigi
La santità non è isolamento o impeccabile perfezione, ma l’audacia di abbattere ogni barriera per amare. Nelle Beatitudini, Gesù non propone una dottrina astratta, ma consegna il segreto della sua stessa gioia: una vita vissuta a mani vuote. Essere santi significa riscoprirsi mendicanti amati, capaci di trovare la gioia nell’ascolto di una Presenza: riconoscersi poveri diventa così l’unico grembo possibile per fare spazio all’abbraccio misericordioso di Dio.
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25 ottobre 2026
Matteo 22,34-40 (Es 22,20-26; 1Ts 1,5c-10)
XXX domenica del tempo ordinario
di fratel Luigi
Anche sotto l’ombra delle minacce che lo condurranno alla passione e alla morte, Gesù sceglie la via della mitezza per svelarci il cuore della vita: unire l’amore per Dio e quello per il prossimo in un unico, indissolubile respiro. Rispondendo ai suoi oppositori, ci mostra che la fede non è un freddo dovere, ma una relazione vitale che custodisce l’umano. Sentirsi amati da Dio diventa la sorgente per amare gli altri in totale gratuità.
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18 ottobre 2026
Matteo 22,15-21 (Is 45,1.4-6; 1Ts 1,1-5b)
XXIX domenica del tempo ordinario
di fratel Luigi
Nel rispondere ai farisei e agli erodiani che lo interrogano sul tributo da versare all’imperatore, Gesù risponde che si può e si deve restituire a Cesare quello che è suo, ma ciò che soprattutto è importante è restituire a Dio quello che gli compete e gli appartiene. E questo significa anzitutto restituirgli interamente la propria vita: restituirgliela nel rendimento di grazie, in atti e parole, ogni giorno, in ogni occasione e momento, nell’amore verso di lui e verso gli altri.
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11 ottobre 2026
Matteo 22,1-14 (Is 25,6-10a; Fil 4,12-14.19-20)
XXVIII domenica del tempo ordinario
di fratel Luigi
La parabola del banchetto nuziale ci annuncia un Dio che non esige nulla per sé, ma che, mentre mette semplicemente a disposizione la sua generosa ospitalità, viene ferito dal rifiuto e dall’indifferenza di chi preferisce i propri piccoli interessi quotidiani. Davanti a questa chiusura, l’abbraccio del Re si fa universale, spalancando le porte della festa a tutti. Questa immensa libertà esige però una risposta autentica: la tragica figura dell’invitato senza veste nuziale, ci ricorda il rischio di vivere accanto al Signore smarrendo la memoria della propria fragilità, dimenticando che la grazia ricevuta va custodita e fatta fiorire ogni giorno con la responsabilità e la conversione del cuore.
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