#No #Salmo131
No, io raffreno il mio cuore
nella quiete e nel silenzio
come un bambino svezzato in braccio a sua madre
in me è tranquillo il mio cuore.
No, io raffreno il mio cuore
nella quiete e nel silenzio
come un bambino svezzato in braccio a sua madre
in me è tranquillo il mio cuore.
Il Signore annota nel registro dei popoli:
“Questi è nato là”.
E danzando canteranno:
“Tutte le mie sorgenti [sono] in te!”.
Quando in sue mani il Signore
riprese le sorti di Sion,
era per noi come un sogno.
Allora di sorriso fiammeggiarono le labbra,
lingua e bocca esplosero di gioia.
Sollevo i miei occhi verso i monti:
da dove verrà il mio aiuto?
Il mio aiuto [viene] dal Signore,
lui che ha fatto cielo e terra.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore,
nell’abbondanza della tua misericordia
cancella le mie ribellioni,
lavami a fondo dalla mia colpa
e dal mio peccato purificami.
Felicità dell’uomo
che non va nel consiglio dei malvagi,
sulla via dei peccatori non si ferma,
in compagnia dei beffardi non siede,
ma nell’insegnamento del Signore [è] il suo desiderio
e medita il suo insegnamento giorno e notte.
Caro amico, cara amica,
l’evento che i cristiani celebrano a Natale non è un’“apparizione” di Dio tra gli umani, ma la nascita di un bambino che soltanto Dio poteva dare all’umanità, un “nato da donna” che veniva da Dio e di lui era racconto e spiegazione (cf. Gv 1,18). La nascita di colui che è il Signore non va presa in senso metaforico, ma in tutto il suo senso reale, che il vangelo mette in evidenza quale “segno”. Per ben tre volte, infatti, Luca ripete l’immagine da guardare senza distrazioni: “un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” (Lc 2,7.12.16)! Certo, ci sono anche la luce che avvolge i pastori, la gloria divina che incute timore, il coro degli angeli che canta la pace per l’umanità amata da Dio: ma questa è solo la cornice che pone in risalto il quadro e cerca di svelarne il senso.