Qual è il bene?
30 ottobre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,1-6 (Lezionario di Bose)
1Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. 2Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. 3Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». 4Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. 5Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». 6E non potevano rispondere nulla a queste parole.
L’uomo malato, invisibile agli occhi di tutti finché non è strappato all’invisibilità dallo sguardo attento di Gesù: questa l’unica priorità per Gesù. Tutti lo stanno “osservando” (cf. v. 1), sono attenti a ogni sua mossa e sembrano non accorgersi di quest’uomo al quale sono invece diretti lo sguardo e ogni gesto di Gesù. Gesù è l’orante del salmo che prega: “Essi mi osservano e mi scrutano” (Sal 22,19), controllato e indagato per coglierlo in errore. Perché “essi … i farisei” (cf. v. 1) non si fidano di quest’uomo che sta capovolgendo tutti gli schemi su cui si fonda la loro società, la loro stessa vita: gli ultimi che divengono primi (cf. Lc 13,30), l’esaltato che sarà umiliato (cf. Lc 14,11). Essi osservano ed emettono un giudizio, in cuor loro hanno già espresso il verdetto su Gesù.
Lo sguardo dei farisei è indagatore, dubbioso, fucina di giudizi e condanne inappellabili, emessi rimanendo all’interno della zona protetta del rispetto della legge, del rigore formale, di una moralità dall’orizzonte asfittico. Gli osservatori di Gesù sono più interessati al “sabato” che all’uomo. La legge donata da Dio che dovrebbe essere via di libertà, al servizio dell’essere umano, diviene vuota. La sua pura e rigorosa osservanza ne annulla il senso più profondo e rende il gruppo dei farisei un gruppo chiuso: o dentro o fuori il ristretto confine determinato dalla norma che assicura purezza, salvezza. Sono ingabbiati nella legge rispetto al “compiere il bene”, resi incapaci di discernimento.
Gesù non perde invece di vista la sua priorità e ci rivela ancora una volta la possibilità di uno sguardo diverso da quello di chi semplicemente lo “stava osservando” (cf. v. 1), uno sguardo ampio e attento, che sa discernere ciò che viene prima: al di sopra di tutto vi è l’uomo, qualsiasi essere umano, e in modo particolare il bisognoso, il malato, il povero, “l’invisibile”. Non sappiamo nulla di questo malato ma è certo che la sua malattia lo esclude dalla vita sociale. Egli non chiede nulla, semplicemente è “davanti a lui” (v. 2), davanti a colui che “non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (cf. Lc 5,32). E Gesù è a lui che rivolge il suo sguardo amante, accudente, uno sguardo che vede.
Per Gesù non può esservi un banchetto chiuso, che esclude. Il banchetto e la tavola per lui sono spazio di incontro, di relazione, per questo prima di sedersi alla tavola della convivialità e della comunione egli opera affinché tutti siano guariti, salvati, per potervi partecipare. Perché per Gesù ogni banchetto è figura di quel banchetto eterno cui tutti sono invitati: “Preparerà il Signore dell’universo per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6). E noi, a chi apriamo la nostra tavola? Siamo capaci di condividere anche senza parole, solo con uno sguardo − come fa Gesù – storie, speranze, fatiche?
Gesù non si limita a guarire il malato (cf. v. 4), egli si lascia “osservare” dai farisei e, anticipandoli sul giudizio, pone loro delle domande per farli uscire dalla loro zona protetta del rigore e del rispetto della legge. Gesù interroga l’agire personale: non solo “È lecito o no?” (v. 3), in modo generico, ma anche “Chi di voi?” (v. 5). Il suo agire costringe ciascuno di noi a un discernimento. Il “come” Gesù opera rimanda a noi il discernimento del bene. Qual è il bene per quell’uomo che sta “davanti” a noi? Questa deve essere la nostra priorità, questa la legge di libertà donataci da Dio.
sorella Elisa