Ritiro di Avvento

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Domenica 3 dicembre si è tenuto il tradizionale ritiro di Avvento, tenuto da fr. Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose. L’incontro, che raduna ogni anno quasi cinquecento persone, ha avuto come tema il Padre nostro, preghiera centrale per i cristiani e che, con il suo “venga il tuo regno”, ci aiuta a prepararci all’attesa del Signore. Alla domanda dei discepoli di un insegnamento sulla preghiera, Gesù risponde con una formula “brevissima, essenziale, senza retorica, senza una parola di troppo”, frutto di tutta la preghiera di Israele, ma nello stesso tempo “talmente universale che chiunque cerca Dio può fare la preghiera cristiana”, “ogni umanità può dire il Padre nostro”.

Dopo una breve introduzione, verso la fine della mattinata e durante l’incontro del pomeriggio fr. Enzo si è dedicato a commentare ciascuna delle espressioni della preghiera. Qui ne riporterò solo alcune.
“Padre”: già nell’Antico Testamento la simbologia del padre prevale rispetto a quella della figura materna, come è tipico in una cultura patriarcale. La figura paterna è stata scelta per almeno tre motivi: innanzitutto per il fatto che costituisce l’autorità, per dire che Dio è superiore agli uomini; poi per il suo potere generativo, sia per il “potere” che ha sul figlio, sia per il modo di generare tipico del padre che mette il seme, ma che poi prende una distanza; e infine a livello affettivo, infatti un padre “ama, dovrebbe amare”. Gesù ha spogliato questo termine sia dall’autoritarismo sia del potere a livello generativo (nella mentalità ebraica i figli erano considerati dei servi), mentre ha enfatizzato il ruolo affettivo del padre: ha utilizzato lo stesso linguaggio simbolico, ma lo ha convertito.

Gesù invita a chiamare Dio “papà amato”, e a chiamare gli altri “fratelli”, e questo diciamo quando lo chiamiamo “nostro”.

“Che sei nei cieli” è una formula che indica che Dio è altro da noi, che non agisce come agiamo noi, anche se spesso la Scrittura utilizza delle modalità umane per descrivere l’agire di Dio.
“Sia santificato il tuo nome”, ovvero, che il tuo nome sia riconosciuto e rispettato, che abbia un peso nella storia, che nella vicenda umana sia riconosciuta l’identità, la presenza di Dio.
“Venga il tuo regno”, cioè, “noi ti preghiamo perché tu possa regnare” liberandoci dall’alienazione, dagli idoli, dalla schiavitù. La venuta del Signore può essere intesa sia come la venuta alla fine dei tempi, sia come il giorno della nostra morte, ma forse il significato che più ci può interrogare in tempo di avvento è che il Signore viene nel quotidiano, che la venuta del Signore è un evento continuo e riguarda ogni giorno della nostra vita.

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