Solo nel fuoco si semina il fuoco

Bose, novembre 2008
Ol'ga Sedakova
Avvenire, 13 dicembre 2008
di PIERANGELA ROSSI
Nel cuore delle cose la Sedakova c'è da sempre: componeva poesie prima imparare a leggere e a scrivere ed è una delle voci più originali della poesia contemporanea russa

«Dal sovietismo mi salvò Omero»

Avvenire, 13 dicembre 2008

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OL'GA SEDAKOVA
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Ol'ga Sedakova appartiene a un particolare tipo di dissidenti: la poetessa russa, emarginata da sempre (nata nel 1949 a Mosca, ha visto pubblicato in Russia il primo libro nel 1990, intanto circolavano i testi in samizdat) non appartiene agli scrittori tollerati dal regime, e ce ne sono stati, ma nemmeno ai più che, passata l'epoca degli stalinisti, con la perestrojka, si sono messi a comporre versi indignati e satirici. Non che nella Sedakova vi sia stata connivenza, tutt'altro, ma come ieri, oggi guarda alla postmodernità e al nichilismo come a una strada senza via d'uscita convinta com'è che bisogna tornare al cuore delle cose, cuore non in senso sentimentale, ma di pensiero. «Solo in una prigione come l'Unione sovietica si poteva amare Dante e Omero al modo in cui noi li amavamo, come la nostra personale salvezza» cita il curatore di {link_prodotto:id=826}, Adalberto Mainardi, nella prefazione. Insignita del premio Solov'év (Città del Vaticano, 1998) e del premio Solzenicyn (Mosca, 2003) vede ora pubblicata la sua prima antologia in italiano interamente dedicata a lei. Nel cuore delle cose c'è per la Sedakova il pensiero religioso, in particolare la misericordia. Pieni di pena sono i versi per chi sbaglia o va incontro a una sorte crudele.