Regnault: eremiti, gli unici capaci di far fiorire il deserto

Avvenire, 10 febbraio 2009
di MAURIZIO SCHOEPFLIN
Lucien Regnault è stato un monaco dell'abbazia di Solesmes che ha dedicato tutta la vita a studiare e diffondere il patrimonio spirituale dei Padri del deserto

Avvenire, 10 febbraio 2009
di MAURIZIO SCHOEPFLIN

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LUCIEN REGNAULT
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Lucien Regnault è stato un monaco dell'abbazia di Solesmes che ha dedicato tutta la vita a studiare e diffondere il patrimonio spirituale dei Padri del deserto. Ciò che ora è raccolto nel libro {link_prodotto:id=778} costituiva originariamente il materiale di cui l'autore avrebbe dovuto servirsi per predicare gli esercizi spirituali a una comunità di monache carmelitane. La morte improvvisa, che lo ha colto nel settembre 2003, non gli ha permesso di tenere le sue meditazioni, che così sono state affidate a questo volume in modo che la loro ricchezza non andasse perduta. Regnault ha prima di tutto operato una scelta: tra i moltissimi eremiti orientali vissuti nel IV secolo ha selezionato quelli più antichi, dei quali possediamo gli apoftegmi che come si legge devono essere considerati non tanto delle massime di saggezza, quanto piuttosto parole che hanno una profonda relazione con la vita e che scaturiscono da accadimenti e circostanze particolari, talvolta da eventi straordinari. L'autore si è concentrato sugli aspetti puù personali e intimi di queste meditazioni, per raccogliere frammenti relativi all'interiorità dei Padri, al loro rapporto con Dio, alle loro tentazioni e debolezze, agli insegnamenti offerti ai discepoli e a chi occasionalmente si presentava loro per esporre un problema e chiedere un consiglio.

«Il termine apoftegma avverte Regnault presenta l'inconveniente di evocare un genere letterario, con il rischio che si confondano, o per lo meno che non si distinguano sufficientemente, gli apoftegmi dei Padri del deserto dagli apoftegmi dei grandi protagonisti dell'età classica». Le differenze sono molteplici e profonde. Da una parte ci sono dei maestri che si erano proposti di esserlo e che avevano certamente l'intento di istruire dei discepoli, ma i cui costumi non sempre erano irreprensibili, risultando sovente animati dal desiderio di brillare, preoccupati della gloria umana. Dall'altra si trovano invece uomini che hanno fuggito il mondo e respinto ogni ambizione di vanagloria, che parlano solo per edificare e non per istruire, senza fare sfoggio né della propria scienza né delle proprie virtù. Nella prima sezione dell'opera viene sottolineato in particolare il rapporto che ciascun anacoreta ha intrecciato con Dio; nella seconda si parla del servizio al prossimo, dal momento che i Padri non trascorsero l'intera esistenza in una grotta o in una cella, ma ebbero frequenti relazioni tra loro e con i discepoli. Le due dimensioni si trovano comunque molto spesso intrecciate, perché l'eremita vede Dio nel prossimo ed agisce sempre e solo per lui.

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