Il canto di Bose che fa scandire le ore

© 2008 Edizioni Qiqajon
© 2008 Edizioni Qiqajon
Il giornale della musica CLASSICA 03|09
di PAOLO DA COL
La comunità di Bose trova invece un suo personale e convincente percorso, che si svolge ancora tra impulso innovativo e solco della tradizione

Il giornale della musica CLASSICA, 03|09

di PAOLO DA COL

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CANTO MONASTICO DI BOSE

La comunità monastica di Bose non ha una storia millenaria e nemmeno centenaria, eppure in un quarantennio ha unito diverse esperienze cristiane e costruito attorno al messaggio evangelico una importante presenza "al margine e al cuore della chiesa e tra le chiese".

La sua sede, posta in un'incantevole altopiano del biellese, è un moderno monastero, la cui sobria struttura sembra io specchio di una perseguita stabilità interiore, La sua chiesa non è la piccola e antica pieve romanica che si trova in quei pressi, ma una chiesa ampia, accogliente e modernamente lineare che a dispetto dei materiali con i quali è rifinita (che parrebbero atti ad assorbire il suono delle preghiera parlata e cantata), esalta gli armonici delle voci che in polifonia e in monodia vi intonano e lodi del Signore, come accade nelle spoglie ed austere abbazie cistercensi di pietra antica.

Di recente, la comunità ha pubblicato una nuova traduzione dei salmi e dei cantici della Bibbia (Salterio di Bose. Edizioni Qiqaton, 2008), alla quale il priore della comunità di Bose Enzo Bianchi ha atteso per anni, armonizzando anche in tale contesto tradizione e modernità. La traduzione attinge direttamente al testo ebraico, bilanciando attualità, rigore, comprensibilità e qualità poetica del linguaggio.

La tradizione cristiana insegna che la musica, e in particolare il canto monodico, ha nei secoli costituito parte integrante della liturgia e della preghiera comunitaria, risuonando sia nelle cattedrali rette dal clero secolare, sia nelle chiese officiate da monaci, frati e preti regolari. Sul mobile e articolato terreno della musica liturgica, il confronto con la tradizione appare particolarmente impegnativo e insidioso. Vi è un ricco repertorio monodico, una preziosa miniera formatasi nell'arco di oltre un millennio, che lo stesso Concilio Vaticano II ha qualificate "canto proprio della liturgia romana", a cui riservare "il posto principale' nelle azioni liturgiche, ma che oggi appare negletto. Vi è una vasta letteratura polifonica vocale e strumentale, oggi fruita più nella sua dimensione estetica che in quella spirituale, e apprezzata quale espressione sonora dell'immenso patrimonio storico artistico della chiesa d'Occidente. Il Concilio ha poi sospiraro una partecipazione attiva delle masse: una cattiva interpretazione di questo auspicio, come ebbe a a dire lo studioso e religioso triestino don Giuseppe Radole, ha talora provocato 'l'invasione di una colluvie di musichette popolar-canzonettistiche..

La comunità di Bose trova invece un suo personale e convincente percorso, che si svolge ancora tra impulso innovativo e solco della tradizione. Essa ha creato negli anni nuovi testi in lingua italiana, dando loro originale veste musicale, o commissionandola a compositori, o ricavandola dal repertorio gregoriano e da corali della chiesa riformata. Un ampio saggio di questo repertorio è fornito nel cd Ecco il Signore viene. Si tratta di un primo saggio di innodia per la liturgia delle ore della sera, del mattino e del mezzogiorno e che scandisce la successione dei principali tempi dell'anno liturgicico e delle feste. Sono composizioni metricamente regolari e strofiche, nelle quali la felicita e la proprietà d'invenzione melodica è temperata da un sobrio gesto compositivo; l'inno è qui, come nella tradizione gregoriana, una delle forme del canto della parola di Dio. Si alternano o concorrono nell'esecuzione degli inni voci virili e femminili dall'emissione facile e garbata, per lo più introdotte o accompagnate dall'organo. E non mancano intonazioni polifoniche, quasi falso bordoni essenziali ed eufonici a sostegno di una dominante linea melodica: un'ulteriore, intensa amplificazione della parola divina.

PAOLO DA COL

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