Massimo: fede contro il potere

Avvenire, 11 aprile 2009
di MAURIZIO SCHOEPELIN
Massimo raggiunse un monastero situato sul Mardi Marmara, ove cominciò a comporre i suoi scritti, dei quali questo volume contiene un'antologia assai ben curata

Avvenire, 11 aprile 2009
di MAURIZIO SCHOEPELIN

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MASSIMO IL CONFESSORE
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Soprannominato il Confessore per il coraggio mostrato nel sostenere la fede autentica di fronte a persecutori e torturatori - si pensi che morì in esilio sulla costa orientale del Mar Nero dopo che, in seguito a una condanna, gli erano state amputate la lingua e la mano destra! -, Massimo, nato a Costantinopoli da nobile famiglia intorno al 580, giganteggia nel panorama della cristianità del VI-VII secolo, scossa dalla grave crisi prodotta dall'eresia monotelita, secondo la quale in Cristo sarebbe stata presente la sola volontà divina.

La rivalutazione moderna della figura e dell'opera di questo straordinario testimone si deve in particolare ad Hans Urs von Balthasar, che lo considera il maggiore teologo del suo tempo, dotato di un'ottima e originale capacità di sintesi che gli permise di rielaborare sia il patrimonio filosofico della grecità, in particolare di Aristotele e dei neoplatonici, sia quello teologico della scuola alessandrina di Origene e Gregorio di Nissa.

Massimo si ritirò in un monastero sul Bosforo nel 614, dopo aver raggiunto l'alto rango di primo segretario dell'imperatore Eraclio il quale, preoccupato che certe tensioni religiose potessero minare l'unità del suo potere, si giovò della complicità del docile patriarca Sergio per elaborare una formula di fede capace di accontentare gli eretici. Massimo decise allora di allontanarsi ulteriormente da Costantinopoli e raggiunse un monastero situato sul Mardi Marmara, ove cominciò a comporre i suoi scritti, dei quali questo volume contiene un'antologia assai ben curata.

Dal 626 comincia per il santo un periodo di peregrinazioni, finché non si stabilisce presso Cartagine: qui diventa figlio spirituale dell'igumeno Sofronio e compone altre importanti opere. Anche in questo ambiente egli manifesta una forte insofferenza nei confronti di ogni asservimento della Chiesa al potere e critica chiunque voglia imporre con la forza le proprie dottrine. In perfetta coerenza con tale atteggiamento, quando l'eresia sembra ormai prendere il sopravvento, Massimo non si tira indietro, e nel 645, in un pubblico dibattito, si contrappone il patriarca Pirro, fautore del monotelismo. Lo troviamo poi a Roma, ove è tra coloro che preparano il concilio antimonotelita del 649, voluto dal papa Martino I. A causa della sua intransigente difesa della verità, Massimo viene esiliato prima in Tracia, e dopo il processo a cui seguì la condanna di cui si è detto, nella zona del Caucaso, ove la morte lo colse il 13 agosto 662. Diciotto anni più tardi il Concilio di Costantinopoli lo riabilita appieno e approva la sua dottrina cristologia delle due nature in Cristo incarnato.

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