Così l'arco del monaco punta all'unica perfezione della vita

© 2009 Edizioni Qiqajon
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Avvenire, 15 luglio 2009
di LUCA MIELE
La vita del monaco è confinata nella solitudine, ma perché si apra a Dio e, nella comunione con Dio, al prossimo


Avvenire, 15 luglio 2009
di LUCA MIELE

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LUIGI D'AYALA VALVA
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© 2009 Edizioni Qiqajon

Telos, la parola greca per eccellenza, è insieme "perfezione", "compimento", "morte"» (Calasso). Per il pensiero greco la pienezza senza residui può coincidere solo con la fine. La perfezione è inchiodata alla morte. C'è un'esperienza che ha rovesciato questo orizzonte di senso, configurandosi come quella tradizione nella quale il compimento non si immobilizza nella fine, ma trova il suo senso nella vertiginosa prossimità con l'inizio. Questa esperienza è il monachesimo: la perfezione non è più morte, ma occasione di rinascita. Tutta la tradizione monastica si nutre di questa verità, ed è questa radice ad aver sovvertito l'antichità classica.

Come parla all'uomo di oggi (al cristiano di oggi) l'esperienza millenaria del monachesimo? Quali esempi ci consegna la sequela Christi nella quale s'incarna la vita del monaco? Quale tesoro di esperienze e di verità essa continua a schiudere? Uno strumento prezioso per riaccostarsi al cuore profondo di questa tradizione è {link_prodotto:id=857}, curato da Luigi D'Ayala Valva per la casa editrice della comunità di Bose, che racchiude i testi della tradizione monastica fino al 1054, anno in cui si consumò la rottura tra la Chiesa orientale e quella occidentale.

L'intera vita del monaco, dai principi che la informano alle regole che la disciplinano, trova fondamento nelle parole dei Padri. Essa conserva le tracce di una lotta continua, di un perenne lavoro del sé su di sé, finalizzato a una sorta di scarnificazione. E in questa lotta, nella battaglia per vincere le tentazioni, per estirpare dalla propria anima tutto ciò che devia dalla via maestra che è la comunione con Cristo, che si raccoglie il cuore incandescente dell'esperienza monastica. Perché non receda da questa lotta al monaco è richiesto l'esercizio costante di virtù quali la vigilanza, il discernimento, la compunzione.

Come un arco dev'essere piegato per lanciare la freccia, la spoliazione e la rinuncia sono necessarie per raggiungere le vette della vita spirituale cristiana: la purezza di cuore, la carità, l'umiltà. La vita del monaco è confinata nella solitudine, ma perché si apra a Dio e, nella comunione con Dio, al prossimo. La cella è la custodia nella quale il monaco trascorre la sua esistenza ma la stanza del monaco grazie alla preghiera si ricongiunge all'infinito. {link_prodotto:id=857} consente di guardare al monachesimo come a un'inesauribile riserva di senso che acquista pieno spessore solo se accolta nella prospettiva escatologica che ne costituisce la sorgente. «Il monaco - scrive D'Ayala Valva - è segno profetico del regno di Dio».

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