Schmemann: la Quaresima va presa sul serio


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© 2010 Edizioni Qiqajon
© 2010 Edizioni Qiqajon
Avvenire, 5 marzo 2010
di MAURIZIO SCHOEPFLIN
Prendere sul serio la Quaresima significa che noi la consideriamo al livello più profondo possibile, cioè come una sfida spirituale che esige una risposta, una decisione, un progetto, uno sforzo continuo

 

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Avvenire, 5 marzo 2010
di MAURIZIO SCHOEPFLIN

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ALEXANDER SCHMEMANN
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Alexander Schmemann, presbitero ortodosso di elevato e riconosciuto spessore spirituale e intellettuale, scomparso nel 1983 a poco più di sessant'anni, è stato una delle figure che maggiormente hanno contribuito alla diffusione in Europa e negli Stati Uniti della teologia ortodossa. Docente di Storia della Chiesa presso l'Institut Saint-Serge di Parigi e poi di Liturgia al Seminario teologico Saint VIadimir di NewYork, Schmemann con i suoi testi, contraddistinti da una forte sensibilità liturgica che si è espressa in un'attenzione costante per i temi che caratterizzano le principali feste religiose, guida il lettore alla scoperta del proprio patrimonio di fede. Ciò vale anche per questo libro, dedicato alla Quaresima, che offre la possibilità non soltanto di scoprire tutta la ricchezza della tradizione orientale circa questo solenne periodo di attesa della Pasqua, ma anche di verificare l'autenticità del proprio cristianesimo, in una fase dell'anno liturgico particolarmente significativa per la vita di fede. L'autore descrive la Quaresima come un tempo di preparazione che assume il significato di una specie di scuola di pentimento. La lunghezza degli uffici divini ortodossi durante i quali si legge ripetutamente la stessa breve preghiera, le numerose prostrazioni dei fedeli, il canto insistito dell'Alleluia, «potenziato dall'intera "tonalità" quieta e gioiosa degli uffici quaresimali»: tutto questo va a costituire quella che Schmemann, con espressione felice, definisce «radiosa tristezza», una compenetrazione misteriosa di disperazione e di speranza, di tenebra e di luce, tipica della spiritualità ortodossa.

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