Nel silenzio delle cose

© 2007 Edizioni Qiqajon, pagine 156, 11,50 euro
© 2007 Edizioni Qiqajon, pagine 156, 11,50 euro
Lankelot.eu, 4 febbraio 2011
di NICOLA VACCA
Don Angelo ascolta Dio ma prova dolore per l’interiorità ferita del suo prossimo. Nei suoi versi egli guarda negli occhi perduti l’umanità dolente che vive assediata in una metaforica “città stranita”.

 

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Lankelot.eu, 4 febbraio 2011
di NICOLA VACCA

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ANGELO CASATI
Nel silenzio delle cose

 Don Angelo Casati, nato a Milano nel 1931, ordinato sacerdote il 27 giugno 1954, licenziato in Teologia è stato insegnante nei seminari diocesani, quindi vicario parrocchiale a San Giovanni di Busto Arsizio, poi parroco a San Giovanni di Lecco. Autore di molti saggi e anche di alcuni libri di poesia.

Per don Angelo la poesia è un percorso di vita: sulla soglia egli scruta volti, cose, tempi cogliendo frammenti e annunci di bellezza negli incontri del quotidiano. Con l’immediatezza della parola poetica, le emozioni si dispongono autentiche sulla scacchiera dell’esistenza.
L’uomo di Dio impasta le mani con la materia vivente per raccontare il quotidiano compiersi del tutto. Il poeta, invece, tiene fede ai sussulti dell’anima per preservare la vita interiore dagli attacchi della fragilità e del vuoto che dilagano in ogni dove.

Prestando attenzione alla contemplazione, don Angelo scrive i versi di Nel silenzio delle cose (prefazione di Enzo Bianchi, Edizioni Qiqajon, pagine 156, 11,50 euro). Attento e sensibile ai singhiozzi delle creature, il poeta cerca nella parola la rivelazione della grazia, messa in pericolo in questi tempi cupi da una crudeltà umana, che non risparmia al mondo fendenti di distruzione.

Don Angelo ascolta Dio ma prova dolore per l’interiorità ferita del suo prossimo. Nei suoi versi egli guarda negli occhi perduti l’umanità dolente che vive assediata in una metaforica “città stranita”. L’ingiustizia prevale sulla giustizia, il disamore sull’amore, l’odio sulla pace. L’uomo ha smesso di credere in se stesso perché non osa più sfidare in silenzio la solitudine interiore della sua anima. Con una straordinaria sensibilità il poeta e l’uomo di Dio vanno in cerca della parole della vita affidando la propria al silenzio delle cose, ultimo rifugio per ritornare a riempire di gioia queste stagioni in cu stiamo orfane di senso. Questa è la strada maestra per non arrendersi all’accerchiamento dell’ansia opaca che tutto annichilisce.

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