II Vangelo: manuale del «dirottamento» ...

© 2010 Edizioni Qiqajon
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Avvenire, 23 marzo 2011
di LUCA MIELE
C è un movimento" che il faccia a faccia con Gesù imprime puntualmente nella sequela di incontri narrati dal Nuovo testamento

...dal Battista a Maria

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Avvenire, 23 marzo 2011
di LUCA MIELE

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ANGELO CASATI
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C è un movimento" che il faccia a faccia con Gesù imprime puntualmente nella sequela di incontri narrati dal Nuovo testamento. Quel movimento, come nota finemente Angelo Casati, che stringe in un'unica trama il tormento di Tommaso e lo stupore della donna del pozzo, l'ardire di Zaccheo e l'accoglienza incondizionata di Maria, lo slancio di Maria di Betania e l'esitazione di Nicodemo, consiste in un dirottare, in uno sviare, in un con-vertire. Un sussulto che allontana dall'abituale, scalza dal noto e dal conosciuto, costringe a dimettere certezze, aprendo all'inatteso.

Questo movimento sembra quasi esplodere nel Battista, quando, come si legge nel vangelo di Luca, «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto». Eccolo lo scarto: « Non siamo - scrive don Casati - nei palazzi alti della politica o della religione. Come a dire che quando accade qualcosa che veramente conti per Dio, non lo devi aspettare secondo i criteri della grandezza mondana, nei luoghi delle grandezze mondane e nemmeno dai personaggi delle esaltazioni umane. Nel deserto. E questo è un altro dirottamento, stupefacente, di Dio. Non contano i grandi, Dio inizia con gli umili. Ma con gli umili inizia nel deserto». E d'altronde nell'orizzonte biblico Parola e deserto sono destinate a intrecciarsi, a sovrapporsi: dabar, parola, rinvia a ,midbar, deserto. Giovanni è l'uomo del «battesimo di conversione», che non è un senplice «detergersi» ma «venire alla luce». Sono due i fraintendimenti che - avverte l'autore - possono oscurare il senso profondo della conversione. Il primo è che essa sia accolta semplicemente come un passaggio dall'ateismo alla fede, mentre «le parole di fuoco di Giovanni» sono rivolte «ai credenti, anzi a quelli che vantano la loro ascendenza religiosa». Il secondo è che sia un atto avvenuto una volta per sempre, mentre ad essa siamo ininterrottamente chiamati.

Questa chiamata è anche al centro della vita di Maria, l'ultima figura dell'itinerario tracciato da Casati. Maria è «chiamata a sconfinare dai suoi pensieri per essere nei pensieri di Dio». Non c'è nulla di morbido, riposante o rassicurante in questo movimento: il Dio dinanzi al quale si trova Maria «è per natura un sovversivo, rovescia i criteri mondani». Eppure Maria trova la misura cori la quale abbracciare questo sconfinamento. La sobrietà del suo accoglimento è oggi più che mai preziosa: aiuta a distinguere «con nettezza tra ostentazione e ostensione».

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