Elogio del silenzio

© 2010 Edizioni Qiqajon
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Avvenire, 4 maggio 2011
di MAURIZIO SCHOEPLIN
Il monaco di Bose Sabino Chialà ha scritto un volumetto davvero utile per addentrarci nel misterioso territorio del silenzio

se non è mutismo, allora viene da Dio

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Avvenire, 4 maggio 2011
di MAURIZIO SCHOEPLIN

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SABINO CHIALÀ
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Realtà tra le più enigmatiche e suggestive, il silenzio attira da sempre l'attenzione di chi è interessato a comprendere meglio l'uomo. In effetti, tra le umane esperienze, quella del tacere, molto più complessa di quanto possa apparire a un primo esame, occupa un posto sicuramente importante ed è in grado di metterci in contatto con noi stessi e di rivelare aspetti significativi della nostra personalità.

Il monaco di Bose Sabino Chialà ha scritto un volumetto davvero utile per addentrarci nel misterioso territorio del silenzio, con l'intento di far luce sul suo significato giovandosi soprattutto della Sacra Scrittura e dell'insegnamento dei Padri, nonché di alcune testimonianze più recenti, finalizzate a svelare la vera natura del silenzio.

Innanzitutto, Chialà afferma che siamo di fronte a una realtà ambigua e parziale ancorché irrinunciabile: in effetti, non tutti i silenzi si equivalgono, perché ve ne sono di negativi, frutto non della virtù ma del vizio. Scrive a questo riguardo l'autore: «Accanto al silenzio vivificante e secondo Dio, ci può essere un silenzio che nasce dall'appagamento egoistico del proprio io e che quindi è rifiuto dell'altro». Inoltre, il silenzio non è un bene assoluto e «ha senso solo se coniugato con altro, se collocato nel suo tempo e indirizzato verso un fine che lo supera necessariamente». Affermata la costitutiva ambivalenza del silenzio, Chialà traccia un percorso che viene scandito secondo alcune antitesi ricche di significato: mutismo o comunicazione, disprezzo dell'altro o compassione, autoillusione o umiliazione, esperienza di angoscia o di pacificazione. Come è facile cornprendere, il silenzio può essere espressione di ciascuna di quelle contrapposte disposizioni dell'animo e altrettanto agevole è capire quali, tra esse, siano quelle da perseguire.

La parte centrale dei ibretto è occupata da un'attenta disamina della collocazione del silenzio all'interno della vita del cristiano: infatti, è proprio nel contesto del cristianesimo che esso ha assunto il significato più alto e ha trovato il terreno più adatto in cui radicarsi. A prova di ciò, troviamo numerosi autori cristiani che hanno riflettuto sul silenzio, consegnandoci un ricco patrimonio di sapienza a cui attinge anche Chialà. Il silenzio cristiano entra in proficua relazione con la vita interiore, con la parola di Dio, con la preghiera, col discernimento, con la sofferenza e, soprattutto, con il Signore stesso. A questo punto non resta che fare nostro il seguente augurio espresso da Isacco di Ninive: «Che Dio ti dia di sperimentare ciò che dal silenzio è generato. Se infatti intraprenderai questa condotta, non so quale grande luce, a partire da lì, si leverà in te».

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