Basilio di Iviron e il monaco come «icona di Cristo»

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Avvenire, 9 agosto 2011
di MAURIZIO SCHOEPFLIN
Il settantacinquenne archimandrita Basilio, originario di Creta, è uno dei protagonisti della ricca fioritura spirituale del Monte Athos

 

Avvenire, 9 agosto 2011
di MAURIZIO SCHOEPFLIN

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BASILIO DI IVIRON
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Il settantacinquenne archimandrita Basilio, originario di Creta, è uno dei protagonisti della ricca fioritura spirituale del Monte Athos, ove si è ritirato a partire dal 1966, diventando prima igumeno del monastero di Stavronikita e poi, dal 1990 al 2005, superiore di quello, particolarmente noto, di Iviron, il terzo per importanza nell'ordinamento athonita. A lui si deve il progressivo passaggio, realizzatosi nel monachesimo dell'Athos, dal sistema idioritmico, che prevede un regime di vita più autonomo, a quello cenobitico, maggiormente caratterizzato dalla dimensione comunitaria. Basilio è autore di numerosi scritti che hanno conosciuto un vasto successo e che fanno trasparire la personalità di un grande maestro dello spirito: anche i testi raccolti in questo volumetto testimoniano la sua notevole caratura interiore. Nello scritto che dà il titolo al libro, e che riproduce una relazione da lui tenuta in occasione di un convegno svoltosi a Cambridge nel marzo del 2005, il monaco afferma che ciascuno è chiamato a scegliere fra due generi di bellezza, quella apparente, che «stordisce e intrappola l'uomo e lo porta all'asservimento e alla distruzione finali», promettendogli, come per magia, una facile bellezza, e quella autentica, che è Dio stesso, «amore e bellezza inconcepibile«, che «chiama a una partecipazione di vita l'intera creazione».

Così, «ascoltando la chiamata della bellezza divina, l'uomo diviene partecipe della beata vita trinitaria». Dunque, tutta l'esistenza umana sostiene Basilio può essere interpretata come un impegnativa battaglia per non lasciarsi travolgere dalla bellezza illusoria, che tanto ricorda l'ammaliante canto delle sirene, e per fai trionfare lo splendore autentico, quello meravigliosamente incarnato da Maria di Nazaret, la benedetta fra le donne. Si legge a questo proposito nel libro: «La bellezza è la virtù dei giusti, lo zelo dei profeti e l'attesa di tutta l'umanità preparano e portano in gestazione la bellezza e la virtù della Vergine».

L'esperienza monastica tende a simile, sublime bellezza. Il vero monaco «manifesta che la realtà spirituale non è ciò che è immateriale e che la realtà carnale non è ciò che è corporeo. Spirituale è qualsiasi cosa (materiale e immateriale) che è stata santificata dal mistero della croce e della resurrezione, qualsiasi cosa che è stata trasfigurata dall'energia divina increata». In tal modo, il monaco diventa icona di Cristo: «Innanzi a lui avverti sconfinata serenità e sicurezza.Tutto si riempie di luce. I tuoi dubbi si sciolgono silenziosamente. Ami il Cristo, la vita. Non temi la morte».

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