L'esperienza poetica di Dietrich Bonhoeffer

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lunedì 6 dicembre 2011
LUNEDI' LETTERARIO
Federica Gramiccia, DiRS GBU
Anche nei momenti più disperati della nostra esistenza non possiamo dimenticarci della poesia che ci circonda

Fuori la guerra, dentro la poesia:
l'esperienza poetica di Dietrich Bonhoeffer

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ICN-NEWS.com, lunedì 6 dicembre 2011
di FEDERICA GRAMICCIA

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DIETRICH BONHOEFFER
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È il 1944. La Repubblica Sociale Italiana ordina il rastrellamento degli Ebrei, i Britannici bombardano Berlino, a Bologna vengono fucilate nove persone durante una rappresaglia fascista, Anna Frank e la sua famiglia vengono caricati su un treno merci che li trasporta da Westerbork al campo di concentramento di Auschwitz, l'Abbazia di Montecassino viene distrutta perché erroneamente ritenuta una base tedesca, i nazisti uccidono 400 persone in Moldavia, la Romania dichiara guerra alla Germania, l'Unione Sovietica dichiara guerra alla Bulgaria, 800 bambini rom vengono uccisi ad Auschwitz. Giorni terribili si susseguono mentre la guerra distrugge case, strade, persone, anime, speranze. C'è anche chi, come Dietrich Bonhoeffer, la guerra la vive da una prigione cercando di sopravvivere anche scrivendo versi. Fuori la guerra, dentro la poesia.
Bonhoeffer nasce a Breslavia nel 1906, teologo luterano protagonista della resistenza al nazismo, figlio di un eminente psichiatra e di una insegnante, membro di una famiglia colta e rispettata, conosciuto nel mondo ecumenico del tempo.

Col fratello Klaus e il cognato Hans entrò in contatto con l'ammiraglio capo del servizio segreto militare che con altri ufficiali stava organizzando una congiura per assassinare Hitler, ma il 5 aprile del 1943 il capo del tribunale militare Roeder e l'agente della Gestapo criminale Sonderegger lo arrestarono. La vita nella cella del carcere di Tegel, nei sobborghi di Berlino, fu all'inizio per Bonhoeffer un tormento. Soffriva dello stretto isolamento poiché ai guardiani era proibito parlare coi "politici". Dietrich Bonhoeffer trascorre da prigioniero il lasso di tempo compreso tra fra il 5 aprile del 1943 e il 9 aprile 1945, giorno della sua impiccagione, a 39 anni da poco compiuti.

A un compagno di prigionia italiano, che gli chiese come potesse un pastore partecipare a una cospirazione politica che prevedesse anche lo spargimento di sangue, disse: "Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante".

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