Più forti dell'odio: l'esempio dei monaci Tibhrine


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Corriere della Valle, 27 ottobre 2011
di ELEONORA BÉRARD
Grazie alle testimonianze raccolte nel libro "Più forti dell'odio" si capisce come i semi di pace pazientemente sparsi possano portare frutti preziosi

 

RECENSIONI AI LIBRI E CD DI BOSE

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Corriere della Valle, 27 ottobre 2011
di ELEONORA BÉRARD

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Frère CHRISTIAN DE CHERGÉ
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A 25 anni dallo storico incontro del 27 ottobre 1986, quando Giovanni Paolo Il invitò tutti i capi delle religioni ad Assisi per invocare insieme come credenti il dono della pace, papa Benedetto XVI ha convocato nella città umbra una nuova Giornata litterreligiosa dal tema "Pellegrini della verità, pellegrini della pace". In questa settimana può essere interessante leggere "Più forti dell'odio", pubblicato dalle edizioni Qiqajon della Comunità di Bose: si tratta di una raccolta di scritti di Frère Christian de Chergé e degli altri monaci di Tibliirine, uccisi nel 1996 nel corso della guerra civile algerina.

Nel libro è descritto il clima di incertezza e di crescente paura generato dagli atti di violenza sempre più frequenti che colpivano persone di religione cristiana. Tuttavia non è questo il pensiero preponderante del libro: dalle lettere e dalle riflessioni emerge innanzitutto un grande amore per l'Algeria ed un impegno costante a vivete la propria vocazione coltivando l'amicizia con ogni persona.Scrivevano infatti i monaci di Notre-Dame-de-l'Atlas nel foglio di presentazione della loro comunità: "Ospiti del popolo algerino, musulmano nella quasi totalità, questi fratelli vorrebbero contribuire a testimoniare che la pace tra i popoli è un dono di Dio fatto agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo e che spetta ai credenti, qui e ora, rendere manifesto questo dono inalienabile, in particolar modo attraverso la qualità del loro rispetto reciproco e il sostegno esigente di una sana e feconda emulazione spirituale".

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