Silvano dell'Athos, un monaco in lotta contro l'accidia


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Avvenire, 2 marzo 2012
di  MAURIZIO SCHOEPFLIN
La lettura degli scritti di Silvano dell'Athos rappresenta un'esperienza spirituale che arricchisce l'anima

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Avvenire, 2 marzo 2012
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Considerato da Thomas Merton «il monaco più autentico del XX secolo», Silvano dell'Athos, al secolo Semën Ivanovic Antonov, nacque nel 1866 in una famiglia contadina che viveva in un villaggio del governatorato di Tambov, in Russia, a circa cinquecento chilometri a sudest di Mosca. Fu il monaco Sofronio, suo discepolo, a pubblicare nel 1948 un importante volume che fece conoscere Silvano al mondo, rendendolo ben presto una delle figure più note e ammirate della grande tradizione athonita. Da Sofronio apprendiamo che la vocazione monastica del maestro giunse a piena maturazione intorno ai ventisei anni; e proprio nell'autunno del 1892 Silvano fece il suo ingresso al Monte Athos. Ben presto cominciò per lui un periodo caratterizzato da un drammatico combattimento interiore, che spesso lo costrinse a fronteggiare i demoni della disperazione e dell'accidia. Una miracolosa visione di Cristo lo aiutò a superare questo momento di profondissimo sconforto e lo spinse a fare della sua esistenza un intenso cammino verso la piena conformazione a Gesù. Sarà un cammino di pentimento, di ascesi e di umiltà, privo di aventi pubblicamente eclatanti, tutto speso in un'infaticabile ricerca di docilità all'opera dello Spirito Santo. Fu la preghiera l'arma vincente di Silvano, che i demoni continuarono a insidiare ancora per lunghi anni: il risultato della macerazione interiore, a cui mai si sottrasse, consistette nel raggiungimento della purezza del cuore, nell'unione con Cristo realizzata grazie a un'estrema umiltà e a un abbassamento senza limiti. A volte, gli stessi confratelli stentavano a comprendere la profondità dell'animo di Silvano, che si sentiva consegnato all'inferno del proprio nulla, ma che, una volta conosciuta l'infinita misericordia di Dio, riacquistò la speranza e non smise mai di cantare le lodi del Signore. «Non sono ancora umile»: furono queste le ultime parole da lui pronunciate prima di morire il 24 settembre 1938. Dal 1987 la Chiesa ortodossa lo venera come santo. La lettura degli scritti di Silvano dell'Athos rappresenta un'esperienza spirituale che arricchisce l'anima: i suoi testi hanno la nitida tonalità della preghiera e danno voce alla nostalgia di Dio che abita nell'interiorità dell'uomo, bisognoso di contemplare il volto di Cristo che svela il volto del Padre. Scrive Silvano: «La preghiera è un dono dello Spirito Santo ... Il cuore dell'orante prega senza costrizioni: la stessa grazia opera la preghiera del cuore ... Ma tu umiliati quanto più ti è possibile. Quanto più ti umilierai, tanto più grandi saranno i doni che riceverai da Dio. Gloria alla misericordia del Signore che concede a noi peccatori di essere in Dio».

MAURIZIO SCHOEPFLIN