Gli ebrei cristiani: sul divino confine

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Rocca, 1 giugno 2012
di LILIA SEBASTIANI
Appare singolare e importanie.. «conturbante», anzi, lo definisce Paolo De Benedetti nella prefazione - questo libro di Renzo Fabris

Rocca, 1 giugno 2012
di LILIA SEBASTIANI

pdf Gli ebrei cristiani: sul divino confine

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RENZO FABRIS
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Qiqajon, 2011

Appare singolare e importanite.. «conturbante», anzi, lo definisce Paolo De Benedetti nella prefazione - questo libro di Renzo Fabris: uno dei protagonisti del dialogo ebraico-cristiano in Italia, scomparso nel 1991. Un libro che sarebbe certo riduttivo chiamare 'postumo', anche se nella forma attuale ha visto la luce a circa vent'anni dalla morte dell'autore, dopo essere stato pubblicato solo in parte su Mondo e Missione nell'ottobre 1980.

Si sa che, in una coscienza evoluta dei dialogo sia interconfessionale sia interreligioso, le 'conversioni', almeno quelle intese come passaggio da un'appartenenza religiosa a un'altra (ben diversa è la conversione interiore a cui tutti, sempre, siamo chiamati), non sono di solito considerate una prassi che aiuta l'incontro e l'accoglienza reciproca: nemmeno quando è l'altro» a venire «da noi». Anche perché siamo consapevoli della nostra pesante eredità storica di proselitismo, non sempre illuminato e nemmeno corretto. Nessuna conversione è indolore, ma quelle dall'ebraismo al cristianesimo in particolare possono risultare laceranti - l'ebraismo non è semplicemente una religione, ma una complessa realtà sociale, culturale e religiosa dalle radici antichissime - e possono portare con sé uno strascico di incomprensioni e di sospetti sia da parte degli ebrei che dei cristiani.

L'idea di fondo del libro è invece che questi convertiti, quasi tutti apertisi alla fede cristiana senza rinnegare la loro fede e la loro eredità ebraica, hanno un ruolo fondamentale, sia storico sia simbolico, nel dialogo ebraico-cristiano. Nonostante gli aspetti problematici e dolorosi connessi con il passaggio; anzi soprattutto per quelli. Essi testimoniano infatti la divisione originaria del popolo di Dio, insieme a una speranza promessa impegnativa: con la composizione di questa frattura la salvezza avrà il suo compimento. Come dice S. Stehman in un passo riportato dall'Autore con ammirazione, «... Gli ebrei non sono uomini qualsiasi. Gli ebrei per un credente - per loro stessi, quando credono - sono uomini segno» (Quel Dio che ignoravo, p. 122).

Tra i molti ebrei cristiani moderni ricordati nel libro (riportiamo solo alcuni nomi alla rinfusa: Edmund Husserl, Max Scheler, Edith Stein, Simone Weil, John M. Österreicher, Kurt Hruby, Raissa Maritain...), spicca in modo particolare, anche perché fu amico personale dell'Autore, il domenicano Bruno Hussar, che da perito conciliare collaborò alla dichiarazione Nostra Aetate e più tardi fondò il villaggio Nevè Shalom- Waahai as-Salaam («Oasi di pace»), in cui vivono insieme ebrei, arabi e cristiani.

Vorremmo sottolineare anche l'immagine di copertina, una figura femminile molto seria e ieratìca, con le Scritture sacre nella mano sinistra e la destra sollevata in atto benedicente: l'Ecclesia ex circiuncisione che, nel mosaico di Santa Sabina (V secolo), appare contrapposta e inscindibilmente unita all'altra, l'Ecclesia ex gentibus. In questa unione/divisione risiede, come sottolinea l'Autore, il mistero stesso della Chiesa.

LILIA SEBASTIANI

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Renzo Fabris
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Qiqajon, 2011