Memento nell'era degli eterni giovani: devi diventare adulto

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Avvenire, 31 ottobre 2012
di Luca Miele
Quale carica dirompente conserva il passaggio all′età adulta in un tempo che, annullando il confronto con il limite estremo, ha finito per svuotare di senso le soglie che da sempre scandiscono l′esistenza umana

 

 

Avvenire, 31 ottobre 2012
di Luca Miele

pdf Memento nell'era deglieterni giovani 

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ARMANDO MATTEO
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Qiqajon, 2012

Cosa significa diventare adulti? Ha ancora senso parlare di maturità nella «società postmortale» (Lafontaine), segnata dalla «liquidazione dell′età adulta» (Gauchet) e, con essa, dalla «dissolvenza della morte» (Manicardi)? Quale carica dirompente conserva il passaggio all′età adulta in un tempo che, annullando il confronto con il limite estremo, ha finito per svuotare di senso le soglie che da sempre scandiscono l′esistenza umana, promuovendo un′unica stagione, quella di una giovinezza senza tempo (e senza traumi)?

Armando Matteo tesse un accorato elogio dell′età adulta e lo fa nella forma di una lettera indirizzata a chi quel confine deve ancora superarlo: i ragazzi. Qual è allora il limen che separa una stagione dall′altra? Se l′adolescenza “brucia”, se si esalta nella capacità di abbandono incondizionato (alle cose, ai sentimenti, al nuovo), se è quella tavolozza di passioni che rifiuta la moderazione, la maturità è invece l′età del discernimento, delle scelte ponderate, adulte perché non più dettate dall′ansia, dalla fretta di crescere.

«L′età adulta - scrive Matteo - è l′età del ritorno a e su di sé, è tempo dell′interiorizzazione, della presenza di spirito, della capacità di distinguere tra idolo e verità, tra proiezione e realtà, tra cose che possono durare al massimo una notte e cose che valgono e impegnano una vita intera». Per arrivare a questa sorta di enkrasia, di possesso di sé che fu la cifra sotto la quale si iscrisse l′intera cultura ellenica, sono necessari, suggerisce l′autore, dei passaggi, degli attraversamenti. Delle rotture. Spesso dolorose perché ogni prova può aprire alla crisi, e sospingere alla crescita. Come «abitare la solitudine». Cappello di Matteo ai giovani è non solo ad accoglierla ma a «coltivarla», a viverla non come tempo vuoto, tempo del ripiegamento ma come scansione interiore, riflessione, «cura dell′anima».

E ancora: «ascoltare la morte». Nel tempo dell′«esorcismo verbale della morte», il confronto con la fine accorda con l′idea che c′è «un tempo per lasciare ad altri il posto che ora è nostro». Entrare nella vita adulta significa anche sperimentare quell′esperienza che Matteo raccoglie nella formula «perdonare i propri genitori». Cosa vuol dire? Che il rapporto padri figli è anche faticoso, perché il legame può stringere o aprire alla vita, essere paralizzante o vitale; che l′amore è anche lotta, conquista, lavorio quotidiano. E qualche volta sconfitta. «Perdonare i propri genitori significa accettare interiormente la verità che siamo essenzialmente figli, principio non assoluto di noi stessi, origine originata della nostra storia di vita; che l′esistenza è pure in parte sottratta al nostro potere e al nostro volere».

LUCA MIELE

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ARMANDO MATTEO
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Qiqajon, 2012