El Meskin: la strada orante del monachesimo orientale

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Avvenire, 17 novembre 2012
di Luca Miele
Ma se la cittadella dell′ego «si oppone a Dio», come espugnarla? Come illuminare ciò che è avvolto dalle ombre? Per Matta c′è una via privilegiata che supera tutte le altre: è la preghiera

 

 

Avvenire, 17 novembre 2012
di Luca Miele

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MATTA EL MESKIN
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Qiqajon, 2012

 

Una sorprendente fedeltà lega le parole, la vita e la testimonianza di Matta el Meskin (1919-2006) al monachesimo orientale primitivo: quel giacimento di esperienze che è stato la culla dell′intera tradizione monastica cristiana. Comuni i luoghi, identica la radicalità delle scelte. Di Matta el Meskin, l′editrice Qiqajon pubblica lo scritto postumo La gioia della preghiera in un momento significativo nella vita della Chiesa copta ortodossa: l′insediamento del nuovo patriarca Anba Tawadros.

Padre spirituale del monastero di San Macario in Egitto, el Meskin compì il suo itinerario di fede totalmente, come testimoniano i nove anni trascorsi in compagnia di un pugno di monaci in grotte scavate a mani nude. Identica la costellazione di pensieri ed esperienze sotto la quale si iscrive la sua vicenda spirituale. Se nella tradizione monastica l′ascesi si configura non come semplice rinuncia, ma invece come lotta, agone, «una guerra continua» (Simeone il Nuovo teologo), un combattimento che mira «a spezzare la morte per giungere alla vita» (Pseudo-Macario), una guerra a un avversario elusivo «il nemico che è dentro di noi» (Giovanni Cassiano), la stessa grammatica dello «sforzo» sacco di Ninive) si ritrova intatta nell′insegnamento di Matta el Meskin.

Quello che si svolge nell′animo del monaco è un vero e proprio dramma. Il linguaggio che lo cattura è bellico, la sua tonalità agonistica dice tutta l′asprezza di un confronto che può rivelarsi mortale. In gioco c′è la liberazione dall′«uomo vecchio», il parto «dell′uomo nuovo». Anche Dio partecipa a questa lotta, come scrive l′igumeno: «Dio inizia ad assediare l′ego, ad assoggettarlo per poi annientarne il potere, denunciandolo e facendolo morire». Una lotta sotto la quale l′ego si curva, si piega, finendo per indirizzare verso se stesso l′odio destinato al «nemico». «Così Cristo ci dipinge l′ego come il vero nemico, l′unico nemico che ostacola la salvezza dell′uomo e il suo passaggio alla vita eterna». Lego è «un guscio oscuro che ostacola lo spirito». E il motivo centrale della philautia, «l′amore egoistico di sé - come la tratteggia Enzo Bianchi - una brama perseguita a ogni costo, anche senza gli altri e addirittura contro gli altri: una preoccupazione esclusiva per il proprio interesse».

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