Inseguendo la mitezza, la più impolitica delle virtù

 

Eppure in un senso politico più lato ecco che a parlare di mitezza «come virtù un po' dimenticata» perché ha «tanti nemici» e un uomo che ha conquistato in pochissimo tempo il cuore della gente proprio grazie alla sua forza pacata, misurata, semplice. E Papa Francesco, un pontefice che indubbiamente incarna la mitezza, intesa proprio come «disposizione verso gli altri, che non ha bisogno di essere corrisposta per rivalersi in tutta la sua portata». Nella messa celebrata a Santa Marta una decina di giorni fa, il pontefice ne fa 1'elogio. «Bisogna saper essere miti, lasciare il posto all'altro. Ci sono tanti nemici della mitezza, a incominciare dalle chiacchiere, no? Quando si preferisce chiacchierare, chiacchierare dell'altro, bastonare un po' 1'altro. (...) quando viene lo spirito santo e ci fa nascere in una vita nuova, ci fa miti, caritatevoli». Anticipatori di un mondo migliore. Un laico Norberto Bobbio, un religioso Papa Francesco, ma la mitezza e un'unica, robustissima e discreta virtù capace di attraversare campi diversi.

Ma chi sono davvero i miti? Se lo chiede la giornalista e scrittrice Barbara Spinelli che dedica a loro un piccolo, dense e appassionato saggio - "II soffio del mite" edizioni Qiqajon, casa editrice della Comunità di Bose - nel quale cerca di dare contorni a questa incredibile figura che «erediterà la terra» e non il cielo. Questo dicono le Beatitudini, la bellissima porzione del discorso della Montagna, riportata dal vangelo di Matteo. Per la Spinelli che nel breve saggio dialoga anche con I'”Elogio della mitezza" di Bobbio, il mite e una figura ispirata dalla ruah divina, quella «strana corrente che spira dove vuole, e tu ne senti la voce ma non sai di dove venga ne dove vada; e ha la forza di farti rinascere di nuovo, anche da vecchio, non più dalla carne ma dall'alto, dove soffia lo spirito ventoso (cf. Gv 3,7-8)». II mite e tanti: e U fanciullo Elis, «le cui labbra bevono dalla sorgente azzurra» cantato dal poeta George Traki, e 1'idiota principe Myskin del grande romanzo di Dostoevskij, che con la bellezza salverà il mondo; o ancora U profeta Giona che respinge il comando divino; e Gesù. II mite, dice ancora la Spinelli – e colui che «si nota per come incede, per il tono della voce, per come traversa 1'oscuro, forte di una luce che non si sa bene da dove venga. II mite non e nei cieli ma quaggiù, tra noi: e uno di noi». Non e facile registrare la ricchezza di argomenti con la quale e costruito il saggio della Spinelli, matrimonio felice tra la passione civile e la spiritualità della comunità di Bose. Giusto una curiosità idologica: la parola mite dal latino mitem: molle, tenero, maturo. Proprio di un frutto.

CATERINA PINNA

vai al libro:
BARBARA SPINELLI
{link_prodotto:id=1059}
Qiqajon, 2012 

 

  • 1
  • 2